Lunedì, 20 Settembre 2021
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Le anguille europee a rischio estinzione: "Serve una moratoria della pesca"

Al momento è previsto un fermo di tre mesi delle catture nel periodo della riproduzione, ma per le Ong ambientaliste non basta e bisogna fare di più

Pesca delle anguille - foto archivio Ansa EPA/BERND SETTNIK

Le anguille europee devono essere tutelate, anche con una moratoria della pesca, altrimenti rischiano l'estinzione. È la richiesta che arriva dalla MedReAct, un gruppo di Ong specializzate nella tutela dei mari, che sottolinea come questa specie sia in forte declino da anni e sono considerate a rischio estinzione dalla Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) che le ha inserite nella lista rossa.

Secondo un'analisi recentemente pubblicata dall'organizzazione svedese Fisheries Secretariat (FishSec) le misure adottate fino ad ora a livello europeo non sono state sufficienti a tutelare efficacemente questa specie a causa dei forti interessi commerciali della pesca professionale e ricreativa. Nel 2017 per evitare il divieto di pesca di anguille oltre i 12 centimetri proposto dalla Commissione europea, gli Stati del Mar Baltico, e successivamente del Mar Atlantico, con una dichiarazione congiunta, hanno concordato un fermo pesca di 3 mesi all'anno. Inoltre, nel 2018 la Commissione Generale per la pesca del Mediterraneo (CGPM) ha adottato un piano di gestione sull'anguilla nel Mediterraneo che prevede un fermo pesca di 3 mesi nel periodo di migrazione dell'anguilla e l'introduzione di zone di restrizione alla pesca per proteggere ulteriormente l'anguilla. A livello europeo, il fermo pesca seppur rispettato legalmente, è stato attuato in periodi di chiusura inefficaci che non incidono affatto sulla fase di vita più vulnerabile delle anguille, quella del viaggio migratorio verso il Mar dei Sargassi per la riproduzione, ma deciso in base alle esigenze commerciali del settore della pesca nei diversi Paesi. Basti pensare che nel 2019 gli sbarchi di anguille gialle e argentate nell'Ue sono stati di oltre mille tonnellate nella regione del Mar Baltico, dove avviene la maggior parte delle catture, 856 tonnellate nei paesi lungo la costa occidentale europea e 520 tonnellate negli Stati membri del Mediterraneo.

In Italia negli ultimi anni, anche se gli sbarchi della pesca ricreativa sono diminuiti, quelli della pesca commerciale sono aumentati e il fermo pesca, seppur coprendo la maggior parte dell'arrivo dell'anguilla giovanile, coincide solo con la seconda metà del periodo di migrazione dell'anguilla argentata, specie che costituisce il 75% degli sbarchi, rivelandosi una misura inefficace. Addirittura, secondo quanto riporta il rapporto di FishSec, diversi Stati, tra cui Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, permettono lo sbarco e/o la vendita durante il periodo di fermo pesca, dopo aver tenuto le anguille vive in contenitori di stoccaggio sommersi. Una pratica davvero inaccettabile. Fino ad ora solo Irlanda e Slovenia hanno proibito la pesca dell'anguilla europea. Troppo poco se si considera l'obiettivo della nuova Strategia per la Biodiversità dell'Ue di proteggere le specie vulnerabili. Appare evidente che l'anguilla è una specie fortemente minacciata. Negli anni '70 le produzioni ammontavano a 1500 tonnellate per ridursi a 500 tonnellate negli anni '90 e a poco più di 200 negli ultimi anni.

Secondo gli ambientalisti non ci sono dubbi che per arrestare questo trend è necessario intervenire in maniera decisa con azioni efficaci e relativi controlli finalizzati al recupero della specie, considerato che il fermo pesca di 3 mesi, introdotto dall'UE per evitare una chiusura totale, non avrebbe prodotto l'effetto sperato. "È il momento di proteggere integralmente questa specie in forte declino da ormai oltre 30 anni attraverso una moratoria sulle catture", ha chiesto dice Vittoria Gnetti di MedReAct.

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