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Le "api robot" contro l'estinzione: salveranno la biodiversità?

Catena americana di supermercati brevetta un drone per impollinare le coltivazioni a rischio. Critici gli esperti: la tecnologia non può sostituire la natura

Alcuni ricercatori americani stanno lavorando a un sistema, già brevettato, che consentirebbe di far fronte alla preoccupante diminuzione delle api. Gli insetti, che permettono l’impollinazione di circa un terzo del cibo che mangiamo svolgendo una funzione essenziale per la tutela della biodiversità, sarebbero dunque sostituibili da robot senza pilota. Ne è convinto il colosso dei supermercati americani Walmart, che ha registrato il progetto all’Ufficio brevetti degli Stati Uniti e sta dunque investendo sulla ricerca.

Natura insostituibile?

La notizia ha fatto scalpore non solo tra gli esperti di tecnologia applicata all’agricoltura, ma anche tra le associazioni di categoria degli apicoltori, che ritengono impossibile robotizzare gli equilibri di madre natura. L’Osservatorio nazionale miele cita uno studio pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment secondo cui il ruolo delle api è insostituibile per sei ragioni.

Innanzitutto vi sarebbe un problema di capacità dei droni: infatti, “nonostante i recenti progressi, l’impollinazione robotica è lontana dall’essere in grado di sostituire le api per impollinare le colture in modo efficiente”. Il secondo e il terzo argomento riguardano poi i costi economici e ambientali dell’uso di dei robot in agricoltura: entrambi troppo elevati. Gli ultimi tre motivi per preferire l’impollinazione naturale tramite le api riguardano i danni da collegare agli ecosistemi più estesi, ai valori della biodiversità e all’insicurezza alimentare che porterebbe un uso così intensivo della robotica in agricoltura.

Lo studio tiene in considerazione anche le ragioni etiche e sociali di considerare la robotico come la soluzione facile a problemi legati alla tutela dell’ambiente. I ricercatori ribadiscono che “attualmente la tecnologia sta facendo grandi passi, ma è rischioso proporre le api robotizzate come una soluzione in grado di sostenere la produzione su scala mondiale”.

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