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Lunedì, 5 Dicembre 2022
Lo studio

Da Danone a Nestlé, così i 15 big mondiali degli allevamenti inquinano quasi quanto tutta l'Ue

Il sistema degli incentivi per gli allevamenti non sta funzionando e secondo uno studio le emissioni di metano combinate di queste aziende superano quelle dei giganti petroliferi

I giganti delle bistecche e dei formaggi inquinano quasi quanto l'intera Unione europea. Le conclusioni di uno studio internazionale sono chiare: le emissioni di metano combinate delle 15 più grandi aziende di carne e latticini del mondo sono superiori a quelle di alcuni dei Paesi più grandi come Russia, Canada e Australia. La situazione è tale che superano le emissioni delle imprese petrolifere come Shell o Exxon Mobile.

Scarsa trasparenza

L'analisi, dal titolo ironico "Emission Impossible" (Emissioni impossibili) e condotta dall' Institute for Agriculture and Trade Policy, ha rilevato che il totale prodotto da queste imprese equivale a oltre l'80% dell'intera impronta di metano dell'Unione europea. Le stesse rappresentano inoltre l'11,1% delle emissioni prodotte dal bestiame a livello mondiale. Il rapporto denuncia anche una mancanza di trasparenza da parte delle aziende e che con i dati disponibili risulta difficile misurare con precisione le emissioni di gas serra. Solo sei delle aziende dichiarano integralmente le proprie emissioni, anche da animali inseriti nelle loro catene di approvvigionamento. Nessuna, sostengono i ricercatori, pubblica informazioni sulle emissioni di metano delle proprie filiere. I risultati sono stati quindi stimati sulla base dei dati disponibili pubblicamente sulla produzione di carne e latte e sulle pratiche di allevamento regionali.

Le società analizzate

Volendo considerare le 15 società come un unico Stato, sarebbe il decimo nella lista dei principali inquinatori per emissione di gas serra al mondo. Ad essere studiate sono state cinque imprese impegnate nell'allevamento e nella trasformazione della carne e 10 aziende specializzate in latticini e affini. Tra queste figura l'azienda francese Danone, regina della produzione lattiero-casearia. L'impronta di metano di JBS, una multinazionale di origini brasiliane nonché la più grande azienda di carne al mondo, è maggiore di quella di Italia, Spagna e Regno Unito messi insieme. Sono state inoltre considerate la Marfrig (azienda di carne brasiliana), il colosso neozelandese Fonterra, specializzato in latticini, la statunitense Tyson (seconda produttrice al mondo di carne di pollo, manzo e maiale), la multinazionale svizzera dell'alimentazione Nestlé. Figurano inoltre le imprese europee FrieslandCampina (Paesi Bassi) e Lactalis (Francia). Il quotidiano britannico The Guardian ha richiesto dei commenti alle aziende coinvolte, ma la JBS non ha risposto, mentre la Tyson ha rifiutato le richieste di interviste.

Emissioni in aumento

Secondo le Nazioni Unite il metano espulso dalle mucche e dal loro letame è molto più potente dell'anidride carbonica, intrappolando il calore 80 volte più efficacemente. Con le nuove potenze economiche che stanno modificando i loro stili alimentari, le emissioni stanno accelerando rapidamente. Quelle della Cina ad esempio sono aumentate del 17%. Molto più rispetto ad altri Paesi. Lo scorso anno nel corso del vertice sul clima di Glasgow, 130 Paesi si erano impegnati a ridurre del 30% le emissioni globali di metano entro il 2030, tramite il Global Methane Pledge. Nessuno dei firmatari, inclusi nove dei 10 Paesi in cui hanno sede le 15 grandi aziende di carne e latticini, avrebbe però attivato piani sufficienti per affrontare la questione delle emissioni prodotte dal bestiame, nonostante gli allevamenti siano responsabili del 32% delle emissioni globali.

Misure inefficaci

Gli Stati Uniti, ad esempio, si sono opposti alla regolamentazione delle emissioni di metano delle aziende agricole, scegliendo invece di offrire incentivi volontari agli agricoltori e alle aziende per ridurre i gas serra. L'Olanda aveva progettato un piano ambizioso di riduzione delle emissioni, promettendo di investire 25 miliardi di euro nei prossimi anni. Anche in questo caso si trattava di incentivi per convincere gli allevatori a chiudere i battenti o a modificare le produzioni. Le proteste di massa degli agricoltori hanno però convinto il governo di Mark Rutte a rivedere i suoi propositi. "C'è una narrazione mirata a focalizzarsi solo sugli incentivi, per concentrarsi sui problemi ambientali pagando le persone per risolverli anziché richiedere loro di risolverli", ha detto Cathy Day, coordinatrice delle politiche climatiche presso la National Sustainable Agriculture Coalition. "La mia opinione è che non ci arriveremo senza soluzioni normative" ha concluso l'esperta.

Mangiare meno carne

I ricercatori precisano che la loro richiesta non è di smettere di mangiare carne né di diventare vegani, ma di "farlo meglio", riducendo ad esempio le quantità e pretendendo dagli allevatori pratiche ambientali più sostenibili. Il rapporto arriva mentre la conferenza sul clima Cop27 si svolge in Egitto, dove politici e leader aziendali stanno discutendo del ruolo dell'agricoltura. Montano però le accuse di non aver preso in considerazione soluzioni significative. "Una manciata di aziende di carne e latticini sono responsabili di una ogni 10 tonnellate di metano prodotto dal bestiame, eppure hanno avuto il permesso di inquinare in base al Global Methane Pledge", ha sottolineato Nusa Urbanic, direttrice delle campagne presso la Changing Markets Foundation. "I governi dovrebbero richiedere loro di riferire e ridurre le loro emissioni e obbligare queste aziende estremamente ricche a mantenere le loro promesse con i fatti e ad investire in soluzioni climatiche reali", ha concluso Urbanic.

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