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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Diete e portafogli

Niente Iva su frutta e verdura: così il governo vuole ridurre il consumo di carne

La proposta arriva dal ministro dell'Agricoltura tedesco, contrastato però dai suoi stessi alleati. Le diete poco sane sono seguite soprattutto dagli uomini

Zero Iva su frutta e verdura per i consumatori tedeschi. Questa la proposta lanciata in Germania per incentivare diete più sane e al contempo calmierare gli aumenti dei prezzi sul cibo, che ha subito rincari a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina. A farsene promotore è stato il ministro dell'Agricoltura Cem Ozdemir, del gruppo dei Verdi, ma all'interno della sua coalizione diversi esponenti oppongono resistenza.

Peggiori consumatori d'Europa

I cittadini tedeschi, soprattutto uomini, consumano quantità troppo esigue di ortaggi. Sarebbero i peggiori consumatori di verdure in Europa, secondo un rapporto del comitato scientifico del governo che offre una consulenza in materia di nutrizione, salute e tutela dei consumatori. Ozdemir ha sostenuto che l'abolizione dell'Iva e il conseguente abbassamento dei prezzi potrebbe costituire un incentivo utile ad incrementare il consumo di questi alimenti. Il cibo sano sarebbe così più accessibile e attraente. "Ho molta simpatia per l'azzeramento dell'Iva su frutta, verdura e legumi", ha detto il ministro durante un'intervista al gruppo mediatico Funke, qualificando l'idea come un "buon segnale che le diete sane costano meno". L'iniziativa, secondo il politico ambientalista, aiuterebbe anche le fasce di reddito più basse ad accedere a prodotti benefici sul piano nutrizionale.

Misure associate

Oltre al sostegno delle organizzazioni dei consumatori, gli esperti in nutrizione sostengono che la misura potrebbe dare una mano nella promozione di regimi alimentari equilibrati, ma da sola non basta. L'azzeramento della tassazione su frutta e verdura dovrebbe essere associata ad altre azioni, come l'incremento dell'Iva sui prodotti a base di carne, di cui i tedeschi sono appassionati. Un consumo che eccede però le quantità raccomandate, e si rivela dannoso sia per la salute che per il clima. Altra idea che serpeggia tra i consulenti del governo è quella di inserire delle tasse specifiche, come quella sulle bevande zuccherate, che anche l'Italia aveva ipotizzato di introdurre, ma che il governo Meloni ha deciso di non inserire nell'ultima manovra.

Sostegno di Bruxelles

Sin dallo scorso maggio la riduzione dell'Iva sui prodotti alimentari era stata suggerita in una comunicazione anche dalla Commissione europea. L'iniziativa sarebbe possibile, nonostante la legislazione dell'Ue definisca le aliquote minime per l'Iva nazionale. Questo grazie a un'esenzione prevista dalla direttiva che regola la materia: è possibile una riduzione a zero per i beni considerati "necessità di base". La legislazione consente però di applicarla solo ad un numero massimo di sette categorie di prodotti, come cibo, acqua, prodotti farmaceutici e trasporto passeggeri. Al momento Berlino sta già sfruttando l'esenzione per i pannelli solari e i relativi componenti di stoccaggio dell'energia, per facilitare il passaggio alle energie rinnovabili. Anche la Spagna nei giorni scorsi aveva annunciato di voler ridurre temporaneamente l'Iva per alcuni prodotti alimentari, tra cui frutta, verdura e latticini, per alleviare l'aumento del costo della vita. In base alla proposta di Özdemir, la Germania applicherebbe invece la misura ad una sola categoria di cibi e, oltre a scopi economici, avrebbe anche l'obiettivo di incentivare diete sane e rispettose del clima.

Abitudini rigide

I cambiamenti nell'alimentazione non si basano però solo su valutazioni economiche, dato che i fattori in gioco sono molteplici. Secondo gli esperti le abitudini possono risultare relativamente rigide e per rimodellarle sono necessari interventi anche nel campo dell'educazione alimentare, della qualità della ristorazione collettiva e prevedendo incentivi finanziari. Secondo alcuni però, per contrastare l'inflazione alimentare i tagli all'Iva non sarebbero lo strumento idoneo, non essendo sufficientemente mirati per sostenere le fasce più vulnerabili. "Le persone a rischio di povertà sono le più colpite, poiché spendono una percentuale molto maggiore del loro reddito familiare in cibo, a volte più del 20%", ha spiegato ad Euractiv Peter Breunig, professore presso l'Università di scienze applicate di Weihenstephan-Triesdor. L'esperto ha aggiunto che il sostegno finanziario specifico per queste famiglie, ad esempio attraverso pagamenti una tantum, risulterebbe più efficace.

Opposizione interna

L'azzeramento dell'Iva su frutta e verdura viene contrastata anche da membri del governo, nonché dal ministero delle finanze, che nega ci siano piani per apportare le modifiche proposte dal ministro dell'Agricoltura. I liberaldemocratici rifiutano di classificare gli alimenti "in buoni e cattivi" e propongono invece di migliorare l'istruzione e di rendere la produzione di alimenti sani più attraente per i produttori. Anche i socialdemocratici del Spd, il partito al potere più grande, hanno ravvisato criticità. "Mi chiedo perché anche le persone con un buon reddito dovrebbero ottenere questa riduzione dell'Iva", ha detto il segretario generale dell'Spd Lars Klingbeil alla televisione pubblica.

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