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Così le banche dello sviluppo sostengono massicciamente gli allevamenti intensivi

Gli scienziati da tempo mettono in guardia sull'impatto ambientale della produzione di carne su larga scala. Ma anche gli enti di finanziamento impegnati nella lotta al cambiamento climatico continuano a sovvenzionare le mega-fattorie

Sono finiti sotto accusa i finanziamenti di due tra le principali banche di sviluppo al mondo a vantaggio degli allevamenti intensivi, ritenuti controproducenti dalla comunità scientifica nella lotta al riscaldamento globale. Nonostante gli avvertimenti degli studiosi in merito alla necessità di ridurre il consumo di carne e latticini, L'International Finance Corporation (Ifc) - il braccio creditizio della Banca mondiale - e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers) hanno fornito negli ultimi 10 anni circa 2,3 miliardi di euro a favore di maxi-allevamenti di suini, pollame e bovini, nonché prodotti lattiero-caseari.

Promesse non mantenute

Le banche di sviluppo forniscono capitale a medio e lungo termine con l’obiettivo di consentire la crescita economica nei Paesi più poveri. L'Ifc e la Bers hanno promesso anche di affrontare i cambiamenti climatici causati dall'uomo e dunque sostenere gli investimenti compatibili con gli impegni sul clima. I giornalisti della testata britannica The Guardian ha però rivelato che i finanziamenti erogati da Ifc e dalla Bers sono stati utilizzati per mettere su mega-fattorie su scala industriale, ma anche impianti di macellazione. A un consorzio di oltre 20 imprese del Madagascar che produce carne bovina, ad esempio, sono andati oltre 3 milioni di finanziamenti per la produzione di prodotti per l'esportazione in Medio Oriente. A ricevere un finanziamenti i conflitto con le finalità delle banche di sviluppo, accusa il Guardian, è stata anche la multinazionale Smithfield Foods, la più grande azienda al mondo nel settore della carne di maiale, che ha ricevuto un'importante iniezione di denaro dall'Ifc per le sue attività in Romania.

L'impatto ambientale 

Gli scienziati hanno ripetutamente lanciato l'allarme sulle conseguenze ambientali della zootecnia, che produce quasi il 15% delle emissioni di gas serra dovute all’uomo. I prodotti animali tendono ad avere un impatto ambientale molto più elevato - in alcuni casi dalle 10 alle 100 volte superiore - rispetto agli alimenti a base vegetale a causa della quantità di terra, acqua, fertilizzanti ed energia necessaria per produrre una porzione di proteine animali. Il settore zootecnico utilizza oltre l'80% dei terreni agricoli del mondo, sia come pascolo che come produzione di cibo per animali, ma fornisce solo il 18% delle calorie globali.

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