L'agricoltura "beve" il 70% dell'acqua mondiale. Mentre 2 miliardi di persone sono a secco

L'analisi delle Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition: "Se si allarga lo sguardo all'industria agroalimentare, il consumo è del 90%". Preoccupa l'aumento della siccità

Il 90% delle risorse idriche nel mondo sono consumate tra quello che ci serve per allevamenti e coltivazioni, e quello che usiamo per produrre gli alimenti trasformati. Solo l'agricoltura, ne "beve" il 70%. E questo mentre 2 miliardi di persone nel mondo vivono in zone ad elevato stress idrico, ossia con difficoltà ad accedere all'acqua. Tanto che l'Onu prevede che entro il 2030 la siccità provocherà oltre 700milioni di migranti. E' quanto emerfe da una analisi elaborata da Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition.

Modelli alimentari sotto accusa

Un'analisi che punta il dito contro i modelli alimentari attuali, che sono scarsamenti sostenibili. I numeri, infatti, confermano come le nostre scelte alimentari impattino sul consumo di acqua: scegliere un menù con carne, significa consumare ben 4.707 litri di acqua. Quantità che si andrebbe a ridurre scegliendo un menù vegetariano o uno vegano. A livello europeo è stato stimato che mangiare meno carne potrebbe ridurre l'impronta idrica (ossia l'acqua consumata) fino al 35%, mentre sostituendo la carne con il pesce, l'impronta idrica si ridurrebbe fino al 55% (stessa percentuale che si otterrebbe passando ad una dieta vegetariana).

Apportare questi cambiamenti non solo farebbe risparmiare acqua, ma avrebbe anche un impatto positivo sulla salute, migliorando la dieta nei Paesi in cui più di 1/3 della popolazione è in sovrappeso e circa 1/4 obesa. Che le nostre scelte alimentari impattino su ambiente e cambiamenti climatici è un dato ormai assodato (si stima che l'agricoltura produca circa il 24% dei gas serra globali, una delle cause dei cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo). E proprio i cambiamenti climatici rischiano di compromettere i sistemi agricoli dei Paesi in via di sviluppo.

L'impatto sui Paesi poveri

L'agricoltura che dipende dall'acqua piovana rappresenta, infatti, la tecnica maggiormente utilizzata per oltre il 95% delle terre coltivate nell'Africa sub-sahariana; il 90% di quelle in America Latina; il 75% di quelle nel Medio Oriente e nel Nord Africa; Il 65% di quelle in Asia orientale; e il 60% di quelle in Asia meridionale. Come noto, le risorse idriche piovane dipendono dalle condizioni atmosferiche di ogni zona e, in questo quadro, una potenziale minaccia all'agricoltura alimentata da acqua piovana potrebbe arrivare dal cambiamento climatico.

L'Italia che fa?

Continuando con l'analisi, si scopre che ogni italiano ha un'impronta idrica complessiva (ossia derivante dal consumo di prodotti agricoli e industriali, sommati all'uso dell'acqua a livello domestico) pari a 6.300 litri giornalieri circa (pari a quasi 700 casse da 6 bottiglie di acqua da 1 litro e mezzo o di 42 vasche da bagno). Un'impronta idrica molto alta, anche se decisamente più bassa di quella degli Stati Uniti. 

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L'ultimo censimento Istat in termini di produzione del cibo mostra comunque un dato positivo per il Belpaese: circa il 30% della superficie agricola in Italia adotta le tecniche di irrigazione a goccia, caratterizzate da maggiori efficienze rispetto ad altre soluzioni e che consentono di ridurre il consumo di acqua tra il 15% e l'80%. 

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