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Domenica, 29 Maggio 2022
Ambiente&Clima

La crisi ucraina fa aumentare i profitti di Bayer. Merito del glifosato

Intanto l'Efsa prende tempo sulla valutazione dei rischi, slittati al luglio 2023, sull'erbicida considerato un “probabile cancerogeno”, ma che è ancora in vendita nell'Ue

Mentre tutto il mondo agricolo è in grave sofferenza e nelle tasche delle famiglie pesa l'aumento dei prezzi, esplosi con la guerra in Ucraina, la multinazionale della chimica Bayer ci guadagna. Proprio la divisione agricola, denominata Crop Science, sta diventando il più forte motore di profitto dell'azienda tedesca. In pole position tra i prodotti più cari c'è il discusso glifosato, che ha raddoppiato di prezzo. Si tratta di un pesticida ampiamente contestato dagli ambientalisti e da diversi scienziati, che gli contestano gravi conseguenze sulla biodiversità e sulla salute umana.

Business miliardario

L'erbicida era originariamente prodotto dalla multinazionale statunitense Monsanto, acquisita nel 2018 dalla Bayer, che grazie a questa acquisizione ha guadagnato uno spazio commerciale consistente nel settore dell'agrochimica. Oltre al glifosato, in questo periodo sono sempre più richiesti altri prodotti per la protezione delle colture, sempre più stressate a causa dei cambiamenti climatici, nei principali mercati agricoli del Nord e Sud America, in Europa e Asia. Tra i motivi che stanno spingendo gli agricoltori ad incrementare i loro acquisti, c'è l'obiettivo di incrementare i rendimenti dei raccolti, per compensare le forniture di grano e mais provenienti da Ucraina e Russia, che sono state cancellate o la cui disponibilità si è molto ridotta a causa del blocco dei porti del Mar Nero. A dare man forte alla Bayer ha contribuito anche il costo dell'energia. Molti produttori cinesi di pesticidi, ad esempio, hanno tagliato la produzione proprio del noto pesticida, a causa degli alti prezzi del gas o della mancanza di forniture. La multinazionale tedesca si è quindi ritrovata con meno concorrenti su di una piazza ansiosa di aumentare i raccolti.

Il business degli erbicidi, che include anche altri diserbanti, ha aumentato le vendite del 60 per cento, mentre le vendite di fungicidi sono salite del 19 per cento. Come precisa il quotidiano Handelsblatt, nel primo trimestre del 2022, il gruppo di Leverkusen ha beneficiato della situazione tesa sui mercati agricoli globali, che ha generato un aumento dei prezzi dei prodotti per la protezione delle colture e delle sementi. Il fatturato è salito del 14%, pari a 14,6 miliardi di euro, mentre l'utile rettificato (Ebitda) è aumentato del 28%, che corrisponde a 5,3 miliardi di euro. In totale, la divisione agricola Crop Science, ampliata grazie all'acquisizione di Monsanto, ha aumentato le sue vendite trimestrali del 22% (8,5 miliardi di euro). L'utile rettificato è stato superiore del 50 per cento, pari a una cifra di 3,7 miliardi di euro, che corrisponde a un margine di profitto del 44 per cento. Rispetto ai valori calcolati dagli analisti, la crescita della divisione è risultata molto più elevata rispetto alle previsioni.

Probabilmente cancerogeno

Nel frattempo, proprio sul glifosato si attende nell'Ue una decisione importante da parte dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che sta valutando se rinnovare o meno l'autorizzazione alla vendita e all'uso dell'erbicida nei campi coltivati negli Stati membri. Al momento sono terminate le consultazioni pubbliche sulle bozze di valutazione condotte dall'Efsa, in collaborazione con l'Agenzia europea delle sostanze chimiche (Echa). L'Autorità ha appena comunicato che queste “hanno attirato un numero senza precedenti di commenti ( circa 2.400, ndr), confermando l'alto livello di interesse per questa sostanza”. Tutte le informazioni finora raccolte in ambito Ue saranno esaminate da un apposito gruppo di valutazione sul glifosato, composto da Francia, Ungheria, Paesi Bassi e Svezia. Nelle sue conclusioni, che saranno presentate in una plenaria del 30-31 maggio, il comitato prenderà in considerazione la cancerogenicità, la genotossicità, la tossicità riproduttiva e dello sviluppo, così come la classificazione ambientale. i documenti prodotti dal gruppo saranno poi valutati congiuntamente da Efsa ed Echa.

Si tratta di una delle questioni più delicate affrontate sinora dall'Autorità, per gli ampi risvolti sia sulla salute dei cittadini che sul piano commerciale ed agricolo, visti gli alti profitti che genera questo prodotto nonché la sua ampia diffusione. Oltre alla partecipazione, va notato l'alto livello di preoccupazione che questa sostanza desta nell'opinione pubblica. Il fascicolo sull'erbicida, di oltre 3000 pagine, è uno dei più ricchi sulle sostanze chimiche usate nell'Ue, con diverse ricerche che ne dimostrano la possibile connessione con l'insorgere di tumori. La stessa Associazione italiana sulla ricerca sul cancro (Airc) ha classificato il glifosato nel gruppo 2A, tra i probabili cancerogeni. L'Efsa ha fatto slittare le sue decisioni finali, prevedendo di fonirle entro luglio 2023. Nelle sue conclusioni valuterà tutti i possibili rischi che l'esposizione al glifosato potrebbe comportare per l'uomo, gli animali e l'ambiente. L'Olanda ed altri Paesi ne vietano già l'uso a livello casalingo, mentre la Francia si è dichiarata intenzionata a ridurne l’uso per poi eliminarlo completamente nel giro di pochi anni.

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