La strategia Ue ha fallito nel frenare la perdita di biodiversità in Europa

Rapporto della Corte dei conti europea mette in guardia la Commissione sugli impegni disattesi dalla sua strategia a poche settimane dalla presentazione del nuovo "ambizioso" piano. E i revisori puntano il dito contro l'agricoltura intensiva

Foto Ansa-EFE/ Bienvenido Velasco

L'Ue non è stata in grado di invertire la rotta verso la perdita di biodiversità, senza rispettare gli obiettivi che si era data un decennio fa. È quanto emerge da una relazione speciale della Corte dei conti europea, pubblicato giusto a poche settimane dal lancio della nuova strategia sulla biodiversità, con la quale l’esecutivo europeo si è impegnata a mantenere obiettivi ambiziosi, quali l’abbattimento dell’uso dei pesticidi in agricoltura del 50% entro il 2030.

"Stop alla perdita di biodiversità entro il 2020"

Anche in passato Bruxelles si era data simili obiettivi di lungo termine. “Nel 2011 - ricordano i revisori Ue - la Commissione ha approvato una strategia per arrestare la perdita di biodiversità entro il 2020”. L’esecutivo comunitario “si impegnava così ad accrescere il contributo dell’agricoltura e della silvicoltura al mantenimento della biodiversità al fine di apportare un miglioramento misurabile allo stato di conservazione delle specie e degli habitat che subiscono gli effetti dell’agricoltura”. A differenza della nuova strategia, non erano quindi stati stabiliti dei veri e propri traguardi ‘misurabili’ per il comparto agricolo, per il quale è difficile valutare i progressi e la performance delle azioni finanziate dall’Ue.

La lezione per il futuro

“La politica agricola comune (Pac) - si legge nel rapporto - non è stata efficace nell’invertire il declino della biodiversità che dura ormai da decenni e l’agricoltura intensiva resta la principale causa di perdita di biodiversità”. “Le modalità - si legge ancora - con cui la Commissione monitora le spese della Pac a beneficio della biodiversità non sono affidabili, in quando sovrastimano il contributo di alcune misure” e inoltre “gli effetti di tali pagamenti sulla biodiversità nei terreni agricoli sono limitati oppure non conosciuti”. Alla luce di questi risultati, la Corte “raccomanda alla Commissione di coordinare meglio la strategia sulla biodiversità fino al 2030, potenziare il contributo dei pagamenti diretti e dello sviluppo rurale alla biodiversità nei terreni agricoli, consentire una più precisa tracciabilità delle spese finanziate ed elaborare indicatori affidabili per valutare l’impatto della Pac”.

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La perdità di specie animali

“Da molti anni in Europa si osserva un declino del numero e della varietà di specie che vivono nei terreni agricoli”, si precisa nella nota che accompagna il rapporto. Si evidenzia come “dal 1990, le popolazioni di uccelli e di farfalle comuni presenti nei terreni agricoli” siano “diminuite di oltre il 30%”. “L’agricoltura intensiva - scrivono i revisori - ha fortemente ridotto l’abbondanza e la diversità della vegetazione naturale, e di conseguenza della fauna, e resta una delle cause principali della perdita di biodiversità”.

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