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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Ambiente&Clima

La canapa alleata nella lotta ai cambiamenti climatici: assorbe più anidride carbonica delle foreste

Secondo uno studio dell'Università di Cambridge fornisce anche materiali bionegativi al carbonio. E i possibili usi di questa pianta potrebbero essere molteplici, dal tessile all'edilizia

Più efficace delle foreste: la canapa può catturare il carbonio atmosferico due volte di più rispetto ai principali ecosistemi, ed è una possibile alleata nella lotta alla CO2, fornendo allo stesso tempo biomateriali negativi al carbonio per architetti e designer. Queste le conclusioni di uno studio realizzato dall'Università di Cambridge. “La canapa industriale assorbe da 8 a 15 tonnellate di CO2 per ettaro di coltivazione. In confronto le foreste catturano tipicamente da 2 a 6 tonnellate di anidride carbonica per ettaro all'anno, a seconda del numero di anni di crescita, della regione climatica, del tipo di alberi”, ha precisato Darshil Shah, l'autore dello studio, al magazine danese Dazeen. La canapa potrebbe essere il prossimo grande alleato contro il troppo carbonio nell'atmosfera? Secondo la ricerca la risposta è affermativa. Dalla pianta si possono ricavare anche le bio-plastiche a zero emissioni e materiali da costruzione che possono essere utilizzati per "sostituire i compositi in fibra di vetro, l'alluminio e altri materiali in una serie di applicazioni". Il lavoro di Shah si inserisce in quello più vasto del Centre for Natural Material Innovation, parte del dipartimento di architettura dell'Università di Cambridge, che conduce ricerche sui biomateriali al fine di "trasformare il modo in cui costruiamo per raggiungere zero emissioni di carbonio".

Materiale antichissimo e polivalente

La canapa, o canapa industriale, è una varietà della pianta Cannabis sativa, ma contiene livelli molto bassi del composto psicoattivo (Thc) rispetto alla marijuana, che è un'altra varietà. La storia di questa pianta è antichissima, dato che è stata coltivata per migliaia di anni per le sue fibre, tradizionalmente usate per corde, tessuti e carta. Shah la descrive come una coltura polivalente, capace di offrire materiali e risorse in forme diverse. Al giorno d'oggi, ad esempio, viene utilizzata per fare bioplastiche, materiali da costruzione e biocarburanti, così come prodotti contenenti cannabidiolo (Cbd), la cosiddetta cannabis legale, priva di elementi psicoattivi. La qualità delle fibre, forti e rigide, secondo il ricercatore, sono tali da poter produrre anche parti di automobili o pale eoliche. "I pannelli di rivestimento in bioplastica di canapa potrebbero essere un'alternativa adatta all'alluminio, alla plastica bituminosa e ai pannelli in acciaio galvanizzato, richiedendo solo dal 15 al 60 per cento dell'energia nella sua produzione", sostiene. Shah ha sottolineato anche che le coltivazioni di canapa emettono scarse quantità di carbonio, in contrasto con l'agricoltura convenzionale. "I terreni agricoli nel Regno Unito emettono in media circa 3 tonnellate di CO2 per ettaro all'anno", ricorda lo studioso, spiegando che la canapa "offre un'incredibile possibilità di coltivare un futuro migliore" perché “ci permette di affrontare una moltitudine di problemi ambientali generati dall'uomo (l'aria, il suolo e l'acqua per esempio) mentre è produttiva nell'offrirci cibo, medicine e materiali".

I freni legati alla normativa anti-cannabis

I terreni dedicati alla produzione di canapa sono cresciuti del 75% nell'Ue dal 2015 al 2019, particolarmente in Francia e in Olanda. Alcuni Paesi stanno ampliando le coltivazioni sulla scia della decriminalizzazione di tutte le piante di cannabis. Il mese scorso, il governo del Lussemburgo ha annunciato un nuovo approccio nella politica delle droghe nel piccolo Stato, annunciando che gli adulti potranno coltivare fino a quattro piante di cannabis per famiglia per uso personale. Nel Regno Unito, invece, gli agricoltori sono autorizzati a raccogliere solo i gambi e i semi delle piante, e devono lasciare le foglie e i fiori a cadere e degradarsi o bruciarli. Dave Shaw, amministratore delegato di Good Hemp, uno dei maggiori fornitori di canapa del Regno Unito, afferma che solo il 10% delle 1.500 tonnellate di semi di canapa che l'azienda usa ogni anno provengono dal Regno Unito. Il resto viene spedito dalla Francia e dal Canada, come ha dichiarato a Business Live. Dopo l'uscita dello studio di Shah, nel Regno Unito le associazioni legate alla produzione della canapa iniziano ad attivarsi per rimuovere i limiti esistenti alla coltivazione di questo prezioso alleato dell'ambiente. Importare i semi o altri derivati, coltivarli ricorrendo ad illuminazione artificiale, smorza infatti l'impatto ambientale favorevole della pianta. Tommy Corbyn, co-fondatore del National Hemp Service, un negozio ed un cafè impegnato a fare lobbying a favore della canapa e della cannabis in Gran Bretagna, afferma: "Ora più che mai come nazione abbiamo bisogno di intraprendere azioni immediate per affrontare il cambiamento climatico, stimolare il nostro mercato del lavoro e l'economia. Un aumento della coltivazione della canapa è un modo per affrontare tutte queste cose in una volta sola".

La canapa in Italia

Nel nostro Paese, la tradizione più antica dell'utilizzo della canapa è legata al settore tessile. A questo proposito, proprio il ricercatore di Cambridge ha dichiarato: "Possiamo usare la ricchezza della conoscenza della scienza tessile, che l'uomo ha raccolto nel corso di migliaia di anni, per produrre una gamma di compositi di fibre tessili con proprietà adatte a prodotti non strutturali". In questo campo, osserva Assocanapa, si rileva purtroppo un consistente gap tecnologico che riguarda, in particolare, il passaggio da materia prima a filato. Un fattore che costituisce il maggior ostacolo alla diffusione della coltura della canapa con queste finalità. Oltre ad assorbire carbonio, la canapa rigenera il suolo in cui cresce, ripulendolo dai metalli pesanti e dalle tossine lasciate da altre colture. Come avevamo visto con Maria Pia Piricò, imprenditrice del Nisseno, nel centro della Sicilia, che nella canapa industriale ha trovato un alleato per restituire alla terra le sostanze necessarie a rendere il grano più resistente in un territorio a rischio desertificazione. 

L'edilizia

L'utilizzo della canapa si sta espandendo anche nel settore edilizio grazie al “biomattone”, ottenuto da una miscela di calce e canapulo, lo scarto legnoso della canapa. Questo materiale coniuga basso impatto ambientale, alte prestazioni energetiche, traspirabilità, ottime capacità isolanti e protezione dall’umidità. L'Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) ed il Politecnico di Milano in uno studio hanno rilevato che farebbe anche risparmiare sulle bollette energetiche. Normativa ambigua In Italia l'ambiguità della normativa sulla canapa produce numerose ostacoli ad una diffusione che potrebbe avere un impatto economico ed ambientale rilevante. La canapa è sottoposta infatti alle “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, con la Legge 242 del 2 dicembre 2016. Questa norma si applica unicamente alle varietà ammesse nel “Catalogo comune delle varietà di specie delle piante agricole ottenute tramite sementi certificate”. D'altra parte, però, qualsiasi varietà di canapa, indipendentemente dal suo tenore di Thc, quanto a fiori, foglie, oli e resine, è classificata come pianta da droga dal Testo Unico Stupefacenti (DPR 309/1990), a eccezione “della canapa coltivata esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali consentiti dalla normativa dell’Unione europea”. Come rileva Federcanapa, questa doppia normativa ha creato un rilevante margine di ambiguità tra gli usi leciti e quelli illeciti della pianta.

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