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"L'Ue ponga fine ai sussidi agli allevamenti intensivi"

La campagna di Greenpeace arriva al Parlamento europeo. Sotto accusa i finanziamenti della Politica agricola comune

Dalle piazze di tutta Europa a quella del Parlamento Ue a Bruxelles, dove un maiale gigante e attivisti in gabbia hanno chiesto di porre fine ai sussidi dell'Unione europa agli allevamenti intensivi. A promuovere i sit-in è Greenpeace, che ha deciso di alzare i toni della protesta in vista del nuovo round di negoziati sulla nuova Pac, la Politica agricola comune dell'Ue che coprirà il periodo 2021-2027.

"Le istituzioni nazionali ed europee non possono più ignorare gli impatti ambientali dei prodotti di origine animale provenienti dagli allevamenti intensivi e alimentare un sistema altamente inquinante a scapito delle piccole aziende che continuano a scomparire", dichiara Federica Ferrario di Greenpeace Italia. "Chiediamo lo stop dei fondi pubblici agli allevamenti intensivi e il sostegno a modelli produttivi sostenibili", aggiunge.

"Le grandi quantità di ammoniaca provenienti dagli allevamenti intensivi e i residui di pesticidi e fertilizzanti chimici legati alla produzione mangimistica, inquinano acqua, terra e aria", continua Greenpeace. "Inoltre l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha individuato negli allevamenti intensivi la seconda fonte in Italia per contributo all’inquinamento da 'polveri fini', più del settore industriale e del trasporto privato, indicando nella riduzione del numero dei capi e della loro densità una soluzione". 

Sotto accusa anche il ricorso agli antibiotici, che "nonostante le tante dichiarazioni contrarie, istituzionali e non, continua a essere elevato e comporta un rischio per la salute pubblica, come conferma un recente rapporto dell’Efsa (l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare) sull’aumento della resistenza agli antibiotici in Europa".

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