Uno studio dimostra che polli e maiali non sono portatori del coronavirus

Il Friedrich-Loeffler Istitut ha provato a contagiare questi animali scoprendo che sarebbero immuni e che quindi i loro allevamenti non sono a rischio

Foto Ansa EPA/RONALD WITTEK

Il Covid-19, secondo le ipotesi più accreditate al momento, sarebbe stato in origine una malattia dei pipistrelli trasmessa all’uomo per la prima volta nel dicembre scorso in Cina. Da quell’ipotes isono poi sorte molte domande sulla possibilità che altre specie potessero essere infette dal virus, e diventare quindi potenziali mezzi di contagio.

Lo studio

Uno studio tedesco ha dimostrato che i maiali e i polli non sono portatori del coronavirus. L’istituto Friedrich-Loeffler Istitut (FLI) ha condotto una ricerca su maiali, galline, pipistrelli frugivori e furetti, iniettando tramite vie nasali il virus per imitare il metodo di trasmissione dall’uomo tramite la via nasofaringea. Ad essere contagiati sono risultati soltanto pipistrelli e furetti. Maiali e galline sono state sottoposte al test perché sono tra le specie di cui più si ciba l’essere umano. “In condizioni sperimentali, né i suini né i polli hanno dimostrato di essere suscettibili all'infezione da SARS-CoV-2. Secondo lo stato attuale delle conoscenze, non sono infetti dal virus e quindi non rappresentano un rischio potenziale per la salute umana", ha assicurato l’istituto.

Solo gatti a rischio

Un altro studio cinese sulla sensibilità dei furetti e degli animali domestici o da allevamento ha dimostrato che il Covid-19 non si diffonderebbe attraverso cani, maiali, galline e anatre, ma sarebeb invece contagioso per i gatti.

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