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Domenica, 23 Gennaio 2022
Lo studio

Perché una dieta vegetariana è doppiamente utile per combattere il cambiamento climatico

Uno studio di Nature sui 54 Paesi più ricchi suggerisce che si potrebbero emettere quasi 100 miliardi di tonnellate di anidride carbonica in meno, ma si dovrebbero riconvertire i pascoli in aree naturali e riserve

Per il pianeta e la lotta al cambiamento climatico i benefici di passare a una dieta vegetariana sarebbero doppio, perché consumare meno carne permetterebe di riforestare i terreni sottratti agli allevamenti. Questo sarebbe il modo più efficace per combattere il cambiamento climatico secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature, con i ricercatori che hanno calcolato gli effetti del passaggio ad una dieta a base vegetariana, integrati da una politica di riforestazione dei terreni, sottratti agli allevamenti. Il risultato sarebbe quello del “doppio dividendo” climatico: un effetto benefico che, agendo in contemporanea su due fronti, raddoppierebbe i benefici di questa svolta nel menù globale. Nel complesso, secondo i calcoli quasi centro miliardi di tonnellate di anidride carbonica potrebbe essere rimosse dall'aria entro la fine del secolo.

Il team di ricercatori evidenzia che oltre un terzo delle emissioni globali di gas serra proviene dal cibo e dall'agricoltura, con l'impatto principale proveniente dagli allevamenti di bestiame nelle nazioni ad altro reddito. I pascoli occupano inoltre il 35% di tutta la terra abitabile del pianeta. Allontanandosi da diete a base di carne sarebbe necessaria molta meno terra per i pascoli, che potrebbe essere riportata ad uno stato 'selvaggio' o comunque più ricco di alberi, capaci di contribuire in modo decisivo all'assorbimento di anidride carbonica. Lo studio, basato su previsioni e simulazioni, è stato effettuato su 54 Paesi ad alto reddito, che rappresentano il 68% del prodotto interno lordo globale e il 17% della popolazione. I risultati mostrano che l'adozione di una "dieta della salute planetaria" potrebbe ridurre le emissioni annuali della produzione agricola delle nazioni più sviluppate del 61%. Per l'esattezza, verrebbero rimossi 98,3 miliardi di tonnellate di anidride carbonica dall'atmosfera entro la fine del secolo, corrispondenti a circa 14 anni del valore totale delle attuali emissioni globali derivanti dall'agricoltura.

La ricerca evidenzia la crescente consapevolezza che il cambiamento climatico e la natura sono inestricabilmente legati e devono essere affrontati insieme, combinando menù vegetariano e riforestazione. "Si tratta davvero di avere una visione d'insieme della politica alimentare, della politica fondiaria e della politica climatica allo stesso tempo e di riallineare fondamentalmente i sussidi per sfruttare tutto questo", ha affermato il dottor Paul Behrens dell'Università di Leiden nei Paesi Bassi, che ha guidato la ricerca. Alcune proposte al vaglio dell'Ue prevedono che agricoltori e proprietari terrieri potrebbero essere pagati per trasformare grandi aree di terreno in riserve naturali, o comunque per destinare alcune parti boschive all'assorbimento di anidride carbonica, grazie al sostegno dei nuovi sussidi agricoli previsti dalla Politica agricola comune e dai relativi eco-schemi.

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