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Martedì, 18 Gennaio 2022
Ambiente&Clima

Coi reati ambientali si guadagna più che con le droghe

L'Ue propone una stretta facendo diventare i crimini penali e includendone di nuovi come commercio illegale di legname e diffusione di specie esotiche invasive. Tra le pene accessorie, l'esclusione ai finanziamenti pubblici

Almeno dieci anni di carcere se si causa la morte o lesioni gravi alle persone. L'Unione europea decide di fare sul serio contro i crimini ambientali e propone una nuova direttiva per rendere questi reati penali, con sanzioni più gravi per chi inquina, commercia o estrae illegalmente beni considerati essenziali per il nostro benessere, come l'acqua e il legname. La Commissione sostiene che i guadagni che derivano da queste attività sono più alti di quelli del commercio di droga, ragion per cui fanno sempre più gola alle organizzazioni criminali, ormai ampiamente coinvolte.

Il nuovo quadro normativo amplia la lista dei reati, prevede pene più severe e le abbina a sanzioni accessorie di tipo finanziario che dovrebbero dissuadere più efficacemente chi mina la nostra salute e quella dell'ecosistema. La direttiva rientra nel pacchetto che la Commissione ha elaborato per rafforzare il Green Deal, ovvero il patto europeo che si propone di abbattere le emissioni di carbonio e garantire agli Stati membri gli strumenti per una migliore difesa dell'ambiente. Secondo Eurojust, il traffico illegale di rifiuti e di specie selvatiche, l'inquinamento e il commercio di sostanze pericolose sono tra i reati ambientali più gravi. Ciò nonostante, il numero di processi in grado di punire adeguatamente questi crimini rimane basso, così come l'efficacia delle indagini resta limitata. Per questa ragione, l'Ue intende adottare una direttiva che spinga gli Stati membri ad adottare leggi più severe e coordinate a livello europeo.

Reati di “nuova generazione”

Innanzitutto si amplia la lista dei crimini prevista dalla Commissione. La direttiva dovrebbe infatti includere nuove tipologie di reati: il commercio illegale di legname, il riciclaggio di navi, l'estrazione illegale di acqua, lo scarico diretto di sostanze inquinanti dalle navi. Sanzionate anche le gravi violazioni sui prodotti chimici e sul trattamento dei gas fluorurati ad effetto serra. Saranno punite inoltre le violazioni della legislazione sulle specie esotiche invasive e l'elusione dei requisiti per ottenere una valutazione di impatto ambientale che causi poi un danno sostanziale. Come dicevamo, l'Ue propone un minimo comune denominatore: almeno dieci anni di carcere nel caso in cui la morte o lesioni gravi dovessero derivare da questi reati. Oltre a pene detentive e multe, l'Ue ha deciso di colpire più duramente i criminali con sanzioni accessorie, tra cui il ripristino della natura, l'esclusione dall'accesso ai finanziamenti pubblici e alle procedure di appalto, infine il ritiro dei permessi amministrativi. Missione: colpire le tasche e impedire che i criminali possano addirittura godere di fondi versati dagli Stati che loro stessi hanno inquinato.

Dato che i crimini ambientali spesso riversano i loro danni oltre i confini nazionali (come per l'inquinamento di aria e acqua), la normativa cercherà di rafforzare la collaborazione transfrontaliera tra forze di polizia e magistrati di Paesi diversi, tramite formazioni apposite e un sistematico scambio di dati. "I crimini ambientali causano danni irreversibili e a lungo termine alla salute delle persone e all'ambiente. Eppure, sono difficili da indagare e da portare davanti alla Corte, mentre le sanzioni tendono ad essere deboli”, ha ammesso il commissario per l'ambiente, gli oceani e la pesca Virginijus Sinkevi?ius, che ha aggiunto: ”Ecco perché abbiamo bisogno di rafforzare il nostro diritto penale ambientale. In un momento in cui la comunità internazionale discute il crimine di ecocidio, un alto livello di protezione ambientale è importante non solo per le generazioni presenti ma anche per quelle future".

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