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Lunedì, 15 Agosto 2022
Ambiente&Clima

"Fermare l'uso dei biocarburanti può alleviare la crisi alimentare"

La proposta dell'Ong RePlanet per destinare milioni di tonnellate di grano e mais come cibo. Chiede anche all'Ue di abbandonare gli obiettivi sul biologico e di investire sugli Ogm

I biocarburanti starebbero peggiorando la grave crisi alimentare che sta colpendo centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. La denuncia arriva da RePlanet, un'organizzazione ecologista britannica che sta esortando i governo a bloccare l'uso di biocarburanti e ad abolire i divieti sulla modificazione genetica delle colture, al fine di aumentare la produzione di cibo ed alleviare la fame diffusa ormai in diversi Paesi del mondo.

Il gruppo di attivisti si è rivolto innanzitutto all'Unione europea per ottenere l'eliminazione del requisito per i biocarburanti. Secondo le loro stime questo comporterebbe il via libera a una quantità di colture pari a circa un quinto delle potenziali esportazioni di grano dall'Ucraina, venute a mancare con la guerra. Ad essere interessate sarebbero principalmente le esportazioni di mais.

Nel solo 2020 circa 3,3 milioni di tonnellate di grano sono state utilizzate per produrre i biocarburanti utilizzati dagli Stati membri, mentre le esportazioni di questo cereale dall'Ucraina ammontano a circa 16,4 milioni di tonnellate. Per il mais le tonnellate destinate ai biocarburanti sono ben 6,5 milioni, a fronte dei circa 24 milioni esportati da Kiev nello stesso anno. In un rapporto dal titolo a effetto "Spegnere Putin", RePlanet chiede ai governi di smettere di avallare l'uso di carburanti alternativi derivanti da materie prime, quali grano, mais e oli commestibili, che potrebbero essere destinate ad uso alimentare.

"L'Europa può e deve sconfiggere il ricatto alimentare globale di Putin. Così come l'Europa deve smettere di acquistare combustibili fossili dal Cremlino risparmiando energia, anche noi dobbiamo fare la nostra parte per evitare la fame nel Sud del mondo risparmiando cibo a casa nostra", ha dichiarato al Guardian Mark Lynas, cofondatore di RePlanet e influente giornalista ambientale. Lynas, noto per posizione come il sostegno al nucleare e agli Ogm dopo averli a lungo combattuti, in passato è stato accusato di avere idee più aderenti ad aziende e politici neoliberali che al movimento ambientalista.

L'uso di biocarburanti, solitamente miscelati con benzina o gasolio, per i veicoli stradali è previsto nell'Unione europea, negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Il Programma Alimentare Mondiale (Wfp) ha avvisato da tempo su come l'aumento dei prezzi stia generando una crisi alimentare in tutto il mondo. Si sta rivelando fatale quella “tempesta perfetta” determinata dalla combinazione della pandemia, dei cambiamenti climatici e della guerra in Ucraina.

Nel Regno Unito, la Renewable Transport Fuel Obligation richiede che circa il 10% dei carburanti forniti dalle compagnie di combustibili fossili sia "sostenibile". Tuttavia, la quantità che può provenire da colture alimentari è limitata al 4% e sarà ulteriormente ridotta al 2% nel 2032. Queste fonti di energia sono state a lungo reputate ecologiche ed essenziali per ridurre la dipendenza da fonti fossili nei trasporti.

La crisi globale dei prezzi dei prodotti alimentari sta però rovesciando la prospettiva. Secondo RePlanet, nelle condizioni odierne il risparmio di carbonio rispetto ai combustibili tradizionali sarebbe minimo, a causa degli alti costi di fertilizzanti ed energia necessari per le coltivazioni. Nel corso dell'ultimo G7 in Germania, il Regno Unito ha chiesto alle maggiori economie mondiali di rivedere l'uso dei biocarburanti e gli obiettivi di de-carbonizzazione, ma il comunicato finale dei leader mondiali conteneva solo la seguente risoluzione: "Continueremo a essere attenti alla nostra spinta a lungo termine verso i carburanti alternativi per i trasporti, ai nostri obiettivi sul clima e sulla biodiversità e alla sicurezza alimentare".

L'organizzazione britannica spinge inoltre affinché l'Ue autorizzi la modifica genetica delle colture, al fine di ottenere rese più elevate. Altra raccomandazione è quella che suggerisce ai Paesi membri di abbandonare gli obiettivi in materia di agricoltura biologica per favorire invece di tecniche convenzionali a base di pesticidi per aumentare la produttività. Tutte posizioni che risultano controversa e ambigue rispetto a quelle cui aderiscono altre organizzazioni ambientaliste e di piccoli agricoltori, come Greenpeace e Via Campesina.

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