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Domenica, 5 Febbraio 2023
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Bruxelles vuole più tasse sui grandi allevamenti, Italia e altri Stati Ue si oppongono

Si punta ad equiparare le emissioni agricole a quelle industriali, ma i Paesi membri puntano ad escludere dalla direttiva i bovini

I Paesi membri dell'Unione europea (Italia inclusa) intendono respingere le proposte di Bruxelles finalizzate a ridurre le emissioni nocive (metano ed ammoniaca su tutte) provenienti dalle aziende agricole. È quanto emerge dalle rivelazioni di una fonte interna delle istituzioni europee. Ove trovasse conferma, si tratterebbe di un altro passo indietro nella lotta ai cambiamenti climatici di cui l'Ue intende diventare il capofila, ma che dopo i buoni propositi si sta rivelando impresa ardua.

Nuovi criteri

La Commissione europea aveva proposto ad aprile scorso una revisione della direttiva sulle emissioni industriali (Ied), volta a ridurre maggiormente quelle nocive ampliando la categoria di allevamenti di bestiame rispetto alle normativa in vigore. Al momento, la direttiva copre già un piccolo numero di aziende, ma si tratta solo del 4% circa degli allevamenti di suini e pollame dell'Ue. L'esecutivo europeo ha proposto adesso di estendere la copertura, includendo nel campo di applicazione della normativa gli allevamenti di bovini con almeno 150 unità di bestiame. Ciascuna unità consiste nell'equivalente al pascolo di una vacca da latte adulta che produce 3mila chili di latte all'anno. In base a questi calcoli, 150 unità di bestiame equivalgono a 150 vacche adulte o a 375 vitelli. Nelle altre tipologie di aziende si tratterebbe di 500 maiali o 300 scrofe, e di 10mila galline ovaiole. Questa modifica permetterebbe di coprire il 13% circa degli allevamenti in attività, che rappresentano il 60% delle emissioni di ammoniaca e il 43% delle emissioni di metano dal settore zootecnico dei Paesi del blocco. La nuova legge si applicherebbe così ad allevamenti di suini e pollame con una popolazione inferiore rispetto alla soglia fissata nella direttiva vigente.

Opposizione degli agricoltori

Le contestazioni da parte degli agricoltori sono state immediate. La loro opera di lobby starebbe producendo i primi effetti sugli Stati membri, che si stanno opponendo ai piani della Commissione. Nell'ambito di una riunione preparatoria del consiglio dei ministri dell'Agricoltura dell'Ue tenutasi pochi giorni fa, tutte le delegazioni avrebbero preso la parola per esprimere preoccupazioni. Questo è quanto ha rivelato una fonte interna, come riportato dal portale Euractiv. In base alle ricostruzioni varie delegazioni vorrebbero spostare la soglia oltre le 150 unità di bestiame. Sarebbe stato suggerito anche di fissare soglie diverse a seconda del tipo di azienda agricola e di allevamento. Altri rappresentanti vorrebbero stabilire specificità nazionali e regionali.

Possibili modifiche

Le aperture da parte dell'esecutivo europeo non mancano. Il relatore della commissione per Ambiente del Parlamento europeo (Envi) propone di escludere dal campo di applicazione della direttiva gli allevamenti che rispettano i criteri dell'agricoltura biologica e quelli su piccola scala. La soglia potrebbe essere aumentata a 300 unità. Più radicale invece la posizione della commissione agricoltura del Parlamento europeo, che intende respingere in toto il posizionamento sullo stesso piano delle emissioni agricole con quelle del settore industriale. Nel corso della riunione, secondo quanto riferito dalla fonte, il funzionario della Commissione avrebbe continuato a difendere la proposta, sostenendo che la direttiva è una "occasione d'oro" affinché il settore zootecnico "svolga la sua parte in modo equo ed equilibrato". Il prossimo passo consiste nell'esaminare un progetto di relazione da parte della commissione Ambiente in coordinamento con quella Agricoltura.

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