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ANSA/ALESSANDRO DI MARCO (foto di archivio)

ANSA/ALESSANDRO DI MARCO (foto di archivio)

Maltempo, Coldiretti avverte: il Po cresciuto di altri 2,5 metri in 24 ore

L'associazione: “La tendenza alla tropicalizzazione si abbatte su un territorio reso più fragile dall'abbandono forzato dell'attività agricola in molte aree interne”

Le intense precipitazioni che hanno accompagnato la nuova ondata di maltempo hanno già salito di quasi 2,5 metri nelle ultime 24 il livello idrometrico del fiume Po. È quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti nella mattina del 2 novembre al Ponte della Becca (Pavia) dove il livello del grande fiume è di 3,5 metri sopra lo zero idrometrico ossia oltre sei metri superiore rispetto allo stesso giorno dello scorso anno. Lo stato del principale fiume italiano è significativo, sottolinea la Coldiretti, delle difficoltà in cui si trovano anche altri fiumi e torrenti lungo la Penisola, ma anche i corsi d'acqua minori dove è alto il livello di attenzione nelle campagne lungo gli argini per esondazioni e allagamenti.

Nubifragi, raffiche di vento, esondazioni, trombe d'aria e grandinate hanno colpito pesantemente l'agricoltura con danni che superano i 150 milioni di euro tra ulivi secolari sradicati, boschi decimati, coltivazioni distrutte, semine perdute, campi allagati, muri crollati, serre distrutte, stalle ed edifici rurali scoperchiati, ma anche problemi alla viabilità provocati da frane e smottamenti secondo un primo bilancio della Coldiretti, dal quale si evidenzia che dalle olive, in fase di piena raccolta, agli ortaggi, sono molte le coltivazioni autunnali compromesse.

"La tendenza alla tropicalizzazione si abbatte su un territorio reso più fragile dall'abbandono forzato dell'attività agricola in molte aree interne, con la presenza in Italia di 7.275 comuni complessivamente a rischio frane e alluvioni, il 91,3% del totale (dati Ispra). Un risultato provocato da un modello di sviluppo sbagliato che negli ultimi 25 anni - conclude l'associazione - ha ridotto di un quarto le aree agricole presenti in Italia, a vantaggio dell'abbandono e della cementificazione che hanno aumento di fatto il rischio idrogeologico".

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