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Foto Ansa  EPA/Sebastian Kahnert

Foto Ansa EPA/Sebastian Kahnert

Francesi sempre più 'vegetariani', quasi la metà di loro ha ridotto il consumo di carne

Una transizione globale verso una dieta "flexitariana", basata principalmente su alimenti di origine vegetale, porterebbe ad una riduzione annuale di circa 5 miliardi di tonnellate di CO2 fino al 2050

Il consumo di carne è uno degli argomenti scottanti del nostro tempo e si parla spesso di quanto sia importante ridurlo, sia per l’ambiente sia per la salute. La questione deve essere sentita in Francia, visto che i francesi stanno mangiando sempre meno carne e quando scelgono di mangiarla optano per prodotti di qualità. E' quanto si evince da un recente sondaggio condotto Harris Interactive e commissionato dall'associazione ambientalista Réseau Action Climat. I numeri parlano da soli: quasi un cittadino francese su due, ovvero il 48% degli intervistati, afferma di aver ridotto il consumo di carne negli ultimi tre anni. Secondo l’indagine, la tendenza è destinata a continuare, con il 30% degli intervistati che dice di voler consumare ancora meno nei prossimi tre anni. Sembra che tra i principali fattori che hanno spinto i francesi ad adottare una dieta sempre più vegetariana ci sia la salute, come confermato dal 43% degli intervistati. Seguono il benessere degli animali (36%), il prezzo della carne e il suo impatto ambientale, entrambi al 33%.

I francesi puntano sulla qualità prima del gusto

Ridurre il consumo di carne non vuol dire eliminarla completamente, infatti, secondo l'indagine, la stragrande maggioranza degli intervistati (96%) afferma di mangiarla almeno occasionalmente. Gli allevatori francesi possono quindi stare tranquilli soprattutto perché chi ha partecipato al sondaggio ha detto di preferire la carne prodotta in Francia. Sembra che i principali criteri utilizzati per la scelta del prodotto siano qualità e provenienza. Come spiega Euractiv, questo si traduce in una lettura più attenta dell’etichetta presente sui prodotti.

Impatto ambientale

Di fronte all’emergenza climatica tali risultati sono incoraggianti visto che gli allevamenti, soprattutto quelli intensivi, comportano un utilizzo di grandi volumi di acqua e suolo. Secondo la Fao, la produzione di carne e latticini attualmente è la causa di quasi il 14,5% delle emissioni globali di gas serra. Ma la transizione verso una dieta sempre più vegetariana potrebbe fare la differenza, come ha sottolineato il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc) in un rapporto pubblicato nel 2018. Secondo la loro analisi, una transizione globale verso una dieta "flexitariana" (flessibile), basata principalmente su alimenti di origine vegetale, porterebbe ad una riduzione annuale di circa 5 miliardi di tonnellate di CO2 fino al 2050. Questo potrebbe aiutare gli Stati a raggiungere l'obiettivo dell'Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Tuttavia, secondo Anthony Fardet, ricercatore in nutrizione preventiva presso l'Istituto Nazionale Francese per la Ricerca Agricola, si devono ancora compiere progressi. "In Francia siamo al 40% di calorie animali al giorno. Siamo tra i primi sei al mondo, ma l'ideale sarebbe ridurre il nostro consumo di carne di almeno la metà", ha detto Fardet. Secondo il ricercatore, questo può essere fatto "senza alcun rischio nutrizionale", basta infatti pensare alla dieta mediterranea che contiene un massimo del 25% di calorie animali.

La controversia dei menù vegetariani

La Francia è attualmente coinvolta in una controversia sull'introduzione di menu vegetariani nelle scuole, spinta dal sindaco verde di Lione, che ha attirato critiche da parte del governo negli ultimi giorni. Il sondaggio mostra che l'entusiasmo per un cambiamento dietetico sta attualmente guadagnando terreno in Francia. Tra gli intervistati, l'80% ha dichiarato di essere favorevole all’inserimento, nella ristorazione collettiva di menù vegetariani.

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