Grano canadese, polemiche per il maxi carico sbarcato in Sicilia

Secondo Coldiretti, a causa del Ceta, la quantità importata dal Paese nordamericano sarebbe aumentata di 7 volte. "Rischi per la salute dei consumatori e per le nostre imprese"

A marzo erano state 8mila tonnellate. Adesso, sulla nave Ocean Castle, battente bandiera maltese e arrivata al porto di Pozzallo in Sicilia, il carico ammonterebbe a 19mila. Il contenuto sarebbe sempre lo stesso: grano duro proveniente dal Canada e usato per produrre pasta e in generale farine per la nostra industria agroalimentare. Per alcuni, si tratta di un modo per rendere più competitive le nostre produzioni. Per altri, è un attacco al made in Italy frutto degli accordi commerciali internazionali. Ma non solo: il grano importato da Oltreceano sarebbe anche più tossico di quello nostrano.

Tra le file di questo secondo fronte ci sono Coldiretti e Movimento 5 stelle, che puntano il dito contro il Ceta, l'accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada entrato in vigore, in via provvisoria, nel 2019. "Da quando è partito l'accordo - attacca Coldiretti - la quantità di grano importato dal Canada è aumentata di 7 volte. Il balzo delle importazioni arriva proprio al termine della stagione di trebbiatura del grano italiano. Un lavoro che rischia di essere vanificato - sottolinea l'organizzazione - dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero di prodotti che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale vigenti nel nostro Paese come il grano duro canadese trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate sul territorio nazionale dove la maturazione avviene grazie al sole".

Sulla stessa linea il M5s, che insieme alla Lega aveva annunciato il voto contrario dell'Italia al Ceta. Voto per adesso rinviato: "Stiamo valutando gli effetti dell'accordo commerciale sulle nostre imprese e per adesso i primi risultati sono positivi", aveva spiegato qualche mese fa il ministro dell'Agricoltura, in quota Carroccio, Gianmarco Centinaio. 

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Coldiretti pero' non la pensa cosi': 'Questa situazione - denuncia - mette in pericolo la vita di oltre trecentomila aziende agricole che coltivano grano spesso in aree interne senza alternative produttive e per questo a rischio desertificazione. Alla perdita economica e di posti di lavoro si aggiunge il rischio ambientale in un Paese che con l’ultima generazione ha perso oltre un quarto della terra coltivata per colpa dell’abbandono, della cementificazione e delle speculazioni che sottopagano i prodotti agricoli", conclude l'organizzazione agricola.

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