La Grecia non ha protetto le sue acque, dall'Ue multa di 3,5 milioni

Atene non ha agito tempestivamente per ridurre l'inquinamento da nitrati provenienti da fonti agricole nonostante una sentenza per inadempimento che risale al 2015

La Grecia non protegge adeguatamente fiumi e falde acquifere dall'inquinamento proveniente da fonti agricole, e per questo è stata condannata a pagare una somma forfettaria di 3,5 milioni di euro.

La battaglia legale

La decisione della Corte di iustizia Ue arriva dopo una lunga diatriba legale. Per la prima volta nel 2015 aveva omesso di designare diverse zone vulnerabili, tra cui quella della pianura della Tessaglia e del fiume Evros (Grecia), caratterizzate dalla presenza di masse di acqua superficiali e sotterranee con concentrazione di nitrati superiori a 50 milligrammi per litro e non aveva previsto interventi necessari. Nel 2019 sempre la Corte notò che nulla era ancora stato fatto e introdusse un nuovo ricorso al quale Atene rispose però questa volta con un decreto interministeriale che aveva convinto la Commissione che il Paese aveva finalmente adottato tutte le misure necessarie per l’esecuzione di detta sentenza, seppur in ritardo.

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Il ritardo

E proprio questo ritardo è costato caro. Nella sentenza odierna, la Corte afferma che “la Grecia è venuta meno al suo obbligo di dare esecuzione alla sentenza del 2015, in quanto, allo scadere del termine fissato dalla Commissione (5 dicembre 2017), detto Stato membro non aveva adottato le misure necessarie per l’esecuzione della sentenza medesima”. La Corte osserva quindi che “non essendo stato adottato alcun programma di azione previsto dalla direttiva entro il termine richiesto, è giustificata la condanna della Grecia al pagamento di una somma forfettaria”.

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