Sabato, 23 Ottobre 2021
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Lo sfruttamento (per i nostri interessi) dei mari africani mette in pericolo la sicurezza alimentare locale

Il commercio di farina e olio di pesce, in buona parte diretto in Ue, sta esaurendo gli stock ittici e mettendo in crisi i pescatori locali

Il sovrasfruttamento delle risorse ittiche africane, allo scopo di soddisfare soprattutto le richieste dei Paesi dell'occidente ricco, stano creando problemi alle comunità locali di diverse nazioni del continente, mettendo in pericolo la loro sicurezza alimentare.

I numeri dell’industria del pesce

Secondo una denuncia di Greenpeace Africa, l’incremento dell’export di farina e olio di pesce dalla regione ha provocato l’esaurimento delle risorse ittiche tradizionalmente usate dalle comunità più povere di Gambia, Mauritania e Senegal. “Si tratta del grande business che spoglia i nostri oceani della vita e priva le nostre comunità di pescatori del loro sostentamento”, ha diciarato al Guardian Aliou Ba, manager della sezione oceani della Ong ambientalista. “Questo commercio di farina di pesce e olio di pesce non è sostenibile. Il pesce che viene usato per l’olio e la farina potrebbe essere usato per nutrire le popolazioni dell’Africa occidentale”, ha aggiunto.

Importazioni Ue

L’Ue è uno dei maggiori mercati per l’olio e la farina di pesce dell’Africa occidentale: nel 2019, ad esempio, la Mauritania vi ha esportato circa il 70% del suo olio di pesce, percentuale che è cresciuta al 76% lo scorso anno. La produzione è aumentata da 13mila tonnellate nel 2010 a oltre 170mila nel 2019. Un recente rapporto della Fao (l’agenzia Onu per il cibo e l’agricoltura), le specie ittiche nei mari dell’Africa occidentale, e soprattutto le alacce o sardinelle (un alimento centrale nella regione), sono sovrasfruttate, “ponendo gravi minacce alla sicurezza alimentare” nell’area. La Fao ha chiesto che venga dimezzata con urgenza la pesca di sardinella. Greenpeace ha fatto eco all’appello e ha chiesto tanto ai governi africani quanto a quelli europei di mettere in piedi regolamenti più stringenti per difendere le risorse ittiche dal sovrasfruttamento e per produrre i prodotti derivati in maniera sostenibile, anche attraverso un riconoscimento legale dei diritti dei pescatori locali.

La protesta dei pescatori locali 

In tutti i Paesi della regione, le impennate dei prezzi dei pesci usati per produrre farina e olio stanno minacciando i redditi dei pescatori, che stanno protestando contro i propri governi perché, sostengono, non difendono adeguatamente i loro interessi ma lasciano mano libera allo sfruttamento di compagnie straniere.“Prima che arrivassero le fabbriche di farina di pesce nel Gunjur (una località del Gambia, ndr), avevamo un sacco di pesce da affumicare e da vendere in tutto il Paese, ma ora dobbiamo affrontare la concorrenza con la fabbrica Golden Lead. Io devo dar da mangiare alla mia famiglia e se questi impianti continuano a operare, i miei bambini non saranno più in grado di andare a scuola perché non posso permettermi le tasse scolastiche e le altre spese. Questo danneggerà il loro futuro”, ha spiegato al giornale britannico Fatou Bojang, un pescatore del Gambia.ne politica di questo genere”.

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