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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Cibo e sostenibilità

"Nuova legge Ue sugli imballaggi è impraticabile", avverte il settore alimentare

La proposta di Bruxelles reputata priva di strumenti idonei e con obiettivi eccessivi. Le Ong accusano invece l'industria di cibo e bevande di aver annacquato il documento

Obiettivi e tempi irrealistici per rendere più sostenibili gli imballaggi ed evitare sprechi. Questa la sentenza emessa dall'industria agroalimentare europea rispetto alla proposta di legge presentata dalla Commissione. Bruxelles sta forzando la mano per ridurre il cibo gettato e affrontare in modo proattivo la la "frustrazione dei consumatori". Chi questa legge dovrebbe metterla in atto considera le misure proposte dall'esecutivo europeo inapplicabili e continuerà a esercitare pressioni per modificarla il più possibile. Le Ong ambientaliste intanto attaccano Big food: le lobby dell'agroalimenatare hanno fatto di tutto per annacquare la svolta voluta da Ue e dai cittadini in tema di confezionamento ed economia circolare.

Prevenire i rifiuti

L'esecutivo europeo ha proposto nuovi ed ambiziosi obiettivi per riutilizzare i materiali dell'imballaggio in una serie di settori tra cui bevande, cibo da asporto e trasporti. A questo si accompagna un obiettivo generale di prevenzione dei rifiuti del 5% entro il 2030 e del 10% entro il 2035. "Creeremo le giuste condizioni affinché i principi dell'economia circolare - riduzione, riutilizzo, riciclaggio - funzionino", ha dichiarato il commissario per l'Ambiente, Virginijus Sinkevicius, nel presentare la proposta. In media, ogni europeo genera quasi 180 kg di rifiuti di imballaggio all'anno. 

Plastica e carta in eccesso

Al tempo stesso, le l'industria delle confezioni utilizza principalmente materiali vergini: il 40% della plastica e il 50% della carta sono destinati all'imballaggio. Uno utilizzo spesso inutile, con la situazione che potrebbe persino peggiorare. "Senza interventi, l'Ue vedrebbe un ulteriore aumento del 19% dei rifiuti di imballaggio entro il 2030 e per quelli in plastica addirittura del 46%", si legge in una nota diramata dalla Commissione. Da qui una proposta radicale, inattuabile però senza il consenso del principale utilizzatori di imballaggi: l'industria alimentare.

Le critiche alla proposta

La proposta necessita "miglioramenti significativi", ha avvisato FoodDrinkEurope in una dichiarazione, affinché i protagonisti del settore possano realizzare "l'ambizione collettiva per un imballaggio sostenibile e un'economia circolare". Secondo Dirk Jacobs, direttore generale dell'organizzazione, la proposta pur presentando aspetti positivi, non prevederebbe strumenti adeguati a supporto dell'industria. "Gli obiettivi e le tempistiche fissati, in particolare per il riutilizzo e il riempimento, sono ricche di belle intenzioni ma purtroppo irrealistici senza adeguate condizioni e potrebbero persino ostacolare anziché migliorare gli obiettivi di imballaggio sostenibile", ha affermato Jacobs. Altro rischio evidenziato è quello della frammentazione, dato che la proposta lascerebbe troppo margine di manovra ad "iniziative nazionali divergenti".

Inquinamento eccessivo

Di avviso opposto i sostenitori svolta sostenibile, che accusano l'industria agroalimentare di aver respinto con tale forza la proposta, da ottenere obiettivi annacquati. Questo nonostante l'elevato grado di inquinamento da plastica di cui sono responsabili secondo le Ong specializzate nel monitoraggio del settoree. Il gruppo ReThink Plastic nel suo audit del periodo 2018-2022 ha evidenziato che le aziende alimentari e delle bevande sono state le principali responsabili di inquinamento da plastica. In cima alla lista dei colpevoli troviamo Coca-Cola, che conquista il titolo peggior inquinatore di plastica al mondo. Ad una certa distanza troviamo PepsiCo, Nestlé, Unilever, Procter & Gamble e Mondel?z International. Molte di questa aziende detengono noti marchi italiani.

Obiettivi ridotti

Un'analisi di Euractiv conferma la distanza tra la proposta iniziale e quella finale. Gli obiettivi di riutilizzo sarebbero stati ridotti del 50%, mentre sarebbe stato eliminato il divieto del polistirene espanso. Al tempo stesso sono stati forniti meno dettagli tecnici in merito alla definizione della "riciclabilità", lasciando un margine di manovra più ampio alle industrie del settore. La proposta sugli imballaggi e i rifiuti derivanti dovrà essere esaminata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell'Ue.

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