Sabato, 25 Settembre 2021
Ambiente&Clima

Imballaggi per il pesce prodotti con gli scarti di pesce, così si riduce lo spreco di plastica

Un progetto italo-spagnolo, finanziato dall'Ue, ha messo a punto una soluzione innovativa utilizzando materiale proveniente da crostacei e calamari

Sempre più spesso, soprattutto nei supermercati, il pesce viene imballato in confezioni di plastica che servono ad aumentarne i tempi di conservazione, ma che comportano un'ingente produzione di rifiuti. Ma dal pesce stesso si può ricavare una soluzione che può unire la necessità della conservazione con la salvaguardia del pianeta.

Ogni anno l'industria della pesca produce oltre 10mila tonnellate di scarti di molluschi. Ma questi scarti, in particolare gusci di crostacei e pelli di calamaro, sono ricchi di chitina, il materiale da cui si possono produrre preziosi composti di imballaggio. Il progetto Fish4Fish, finanziato dall'Ue, ha raggiunto una svolta sviluppando un nuovo materiale polimerico attivo basato sulla chitina dei crostacei combinata con i rifiuti di lignina, che proviene dagli alberi. Tale materiale combina sostenibilità, sicurezza, effetto antiossidante e antimicrobico, schermatura Uv e proprietà meccaniche migliorate, facile biodegradabilità e compostabilità, facendone un prodotto tecnicamente ed economicamente dalle grandissime potenzialità. L'obiettivo del progetto è la produzione di prototipi di film e vassoi per il settore del confezionamento del pesce. Tali imballaggi ne potrebbero migliorare la durata e, una volta utilizzati, potrebbero essere completamente gettati in un sistema di compostaggio domestico e utilizzati come fertilizzanti e conservanti microbici per le piante.

Fish4Fish è costituito da un consorzio di sei partner spagnoli e italiani sia del mondo accademico che del mondo degli affari. “Il mercato e i consumatori sono pronti per una nuova generazione di imballaggi alimentari attivi per migliorare la shelf-life di alimentare e ridurre l'uso della plastica, con benefici per l'ambiente e l'economia ”, ha sostenuto la coordinatrice del progetto, Rebecca Pogni, professoressa associata di Chimica Fisica presso l'Università di Siena. Secondo la studiosa i polimeri a base biologica prodotti dal progetto sono potenzialmente sfruttabili per una gamma estremamente ampia di altri settori.

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