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Domenica, 5 Febbraio 2023
Difficili equilibri

Lo sterminio dei passeri in Kenya

A causa della siccità, invadono i campi mangiando grano e riso. Il governo ha autorizzato l'uso di un pesticida per eliminarli. Ma la risposta potrebbe causare un disastro ambientale

Una storia di siccità, pesticidi e animali in via d'estinzione quella dei quelea, uccelli simili a piccoli passeri caratteristici dell'Africa. Sei milioni rischiano di morire in base a una decisione del governo del Kenya, i cui agricoltori stanno soffrendo l'invasione da parte di questi volatili. Alle origini di questa vicenda c'è la siccità, ormai perenne, nel Corno d' Africa che ha ridotto drasticamente la quantità di erba autoctona, di cui si cibano principalmente le quelee dal caratteristico becco rosso. Questa situazione ha spinto i volatili ad invadere i campi di grano kenioti. Oltre cento ettari di risaie sono già stati distrutti, mentre circa 800 sono a rischio.

Perdite ingenti

Secondo l'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) ogni quelea è in grado di mangiare fino a 10 grammi di grano al giorno, mettendo in pericolo quasi 60 tonnellate di grano a causa di questi uccelli. Nel 2021, l'agenzia delle Nazioni Unite ha calcolato in 50 milioni di dollari l'anno le perdite di raccolto riconducibili ai volatili. Per combatterli, le aziende agricole hanno fatto ricorso al fenthion, un pesticida ampiamente utilizzato nel continente africano per combattere i parassiti.

Tossica per gli umani

La sostanza chimica viene però reputata dai ricercatori come "tossica per l'uomo e per altri organismi non bersaglio". Gli studiosi hanno concluso che questo pesticida potrebbe provocare danni, finanche la morte, in maniera indiscriminata, con effetti negativi che vanno ben oltre i bersagli originali. "L'uso diffuso di avicidi (qualsiasi sostanza usata per uccidere gli uccelli, ndr) per specie non bersaglio può provocare contaminazione ambientale e morti di massa di altri uccelli e animali”, ha precisato al Guardian Paul Gacheru, responsabile delle specie e dei siti presso Nature Kenya, un'affiliata locale di BirdLife International. A questo si somma una cattiva gestione successiva all'irrorazione che aumenta il rischio di morte per avvelenamento della fauna selvatica.

Pochi rapaci

Secondo gli ornitologi non ci sono abbastanza rapaci per scacciare via la vasta popolazione di quelea, neppure esisterebbero al momento soluzioni alternative efficaci e al contempo rispettose dell'ambiente. La visione degli agricoltori sarebbe anche troppo pessimistica nei confronti delle quelee. Secondo Simon Thomsett, direttore del Kenya Bird of Prey Trust, alcuni uccelli sono lì per nutrirsi di insetti che mangiano il loro grano". I coltivatori preferiscono comunque spruzzare qualunque sostanza pur di combatterli, ritenendoli una minaccia per le coltivazioni. Thomsett è preoccupato sia per l'effetto del fenthion sui pochi rapaci rimasti, sia per la dubbia efficacia dell'irrorazione di pesticidi sui campi negli ultimi 60-70 anni.

Sostegno finanziario

In ambito agricolo però nessuno intende mettere in dubbio i benefici della chimica sui campi. Oltre al Kenya, anche altri Paesi soffrono di questa invasione. Ad esempio in Tanzania 21 milioni di quelea hanno invaso campi di riso, sorgo, miglio e grano. Per questa ragione il governo ha ottenuto sei mesi fa 500mila dollari dalla Fao finalizzati al sostegno dell'irrorazione di pesticidi, la sorveglianza dei campi e lo sviluppo di capacità in questo settore.

Soluzioni alternative

Al contempo la stessa Fao e il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente stanno prendendo in considerazione l'inclusione del fenthion in un elenco di prodotti chimici industriali vietati o severamente limitati per motivi ambientali o sanitari. Le alternative esisterebbero, come suggerisce uno studio del 2019 preparato da Robert Cheke dell'Università di Greenwich. Nel documento si propone di “migliorare l'efficienza delle operazioni di controllo", per ridurre le quantità di fenthion utilizzate. Tra gli strumenti suggeriti c'è quello di rilevare la presenza di aree idonee alla riproduzione di quelea mediante immagini satellitari o prevedere i luoghi in cui più probabilmente gli uccelli andranno a riprodursi.

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