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L'Italia è tra le nazioni a rischio siccità, una minaccia per agricoltura e zootecnia

Nel nord del Paese il livello dei fiumi è sempre più basso e nel sud c'è pericolo desertificazione. Greenpeace: “Ridurre le coltivazioni intensive, che sono quelle che fanno aumentare i consumi”

L'Italia è tra i paesi dell'Unione europea che sono considerati più a rischio di doversi confrontare con carenze di acqua. Lo afferma l'Osservatorio europeo della siccità (Edo) mentre l'Anbi (Associazione nazionale dei consorzi di Bonifica e Irrigazione) sostiene che il livello dei fiumi del Nord è sempre più basso e il rischio desertificazione in aumento, soprattutto in alcune regioni del Mezzogiorno. Dal 2015 il World Resources Institute monitora lo stress idrico (rapporto tra disponibilità d'acqua e domanda) in più di 160 Paesi, inserendo anche l'Italia tra le nazioni ad alto rischio. I settori destinati a pagare le conseguenze più gravi? Agricoltura, zootecnia e silvicoltura. Nel nostro Paese il 20 per cento del territorio rischia di non essere più produttivo e di essere dunque abbandonato e si stima che a causa di siccità, alluvioni ed erosioni del suolo si rischia di perdere l'1 per cento annuo sulla produzione agricola, con danni per oltre 30 milioni di euro l'anno per il settore, stando a quanto rilevano i dati dell'Enea.

Secondo Simona Savini, responsabile campagna Agricoltura Greenpeace Italia, "l'agricoltura si trova ad essere dunque una delle principali vittime di questo fenomeno, ma ad essa sono legate anche importanti soluzioni", sottolinea nel suo blog. "Prendendo in esame proprio il rapporto tra sistema agroalimentare e consumo della risorsa idrica si scopre che la frazione di gran lunga più grande dell'impronta idrica totale in Europa riguarda il consumo di prodotti agricoli commestibili (84%), con più del 45% di questa imputabile ai prodotti a base di carne e latte". L'agricoltura europea, ricorda Savini, "dedicata per circa due terzi all'alimentazione animale, utilizza più acqua dolce di qualsiasi altro settore in Europa: il 59 per cento del consumo totale e il modello di agricoltura intensiva impoverisce la frazione organica dei suoli, rendendoli meno efficaci nel trattenere l'acqua", sottolinea citando dati dell'Anbi. Nel settore zootecnico i volumi d'acqua utilizzati diventano ancora più importanti: "Per grammo di proteine, l'impronta idrica della carne bovina è sei volte maggiore di quella dei legumi e secondo la stessa Assocarni per produrre un chilo di carne bovina occorrono in media 15.415 litri di acqua, mentre, sempre a detta del comparto produttivo, in Italia ne usiamo 'solo' 11.500 litri".

Per la responsabile di Greenpeace Italia "nel settore agricolo la risposta è nella transizione verso metodi agroecologici: se da un lato l'agricoltura intensiva, basata su produzioni specializzate e a bassa diversità, è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici, al degrado del suolo e alla scarsità d'acqua, l'agricoltura ecologica è la principale strategia di resilienza alla siccità. Anche nel campo della zootecnia i modelli di allevamento ecologico, compresi i sistemi integrati di allevamento e di allevamento e silvicoltura, possono offrire vantaggi a molteplici processi ecosistemici, inclusa la resilienza alla siccità". Una riduzione molto significativa dell'impronta idrica dei prodotti agricoli in Europa potrebbe inoltre essere raggiunta "passando a diete più sane, ricche di frutta e verdura e con meno carne e latticini: con una 'dieta europea' di questo tipo si potrebbero risparmiare circa 1.292 litri pro capite al giorno, ossia il 30% dell'impronta idrica per il consumo prodotti agricoli rispetto alla situazione attuale" ma servono "sostanziosi investimenti, sia in termini di ricerca sulle innovazioni agroecologiche, sia di sostegno per aiutare gli agricoltori e allevatori a compiere una vera transizione ecologica e i consumatori ad adottare diete con un minore impatto sulla disponibilità idrica e sulla sua qualità".

"L'Italia si appresta a varare il Pnrr e la Strategia Nazionale sulla nuova politica Agricola Comune. Un fiume di soldi, che possono rappresentare la nostra ultima occasione per non arrivare a spremere fino all'ultima goccia del nostro Pianeta blu", conclude Savini.

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