"La lobby agricola Ue difende la grande industria a scapito dei piccoli coltivatori e dell'ambiente"

L'attacco di Corporate Europe alla vigilia del voto dell'Eurocamera sulla riforma della Pac: "Vogliono cancellare i progressi del Green New Deal"

Foto archivio Ansa EPA/OLIVIER HOSLET

Sono giornate importanti in Europa per il futuro della Pac. A Lussemburgo i ministri dei Paesi membri discutono la loro posizione sulla riforma della Politica agricola comune post 2020 e sulla strategia 'Fark to Fork'. In Plenaria, nei prossimi giorni, anche il Parlamento europeo voterà la sua posizione.

La riforma della Pac post-2020 deve combinare due obiettivi: mantenere una produzione agricola sufficiente e di qualità all'interno dell'Unione europea, e quindi per gli agricoltori, ma tenendo conto della questione climatica. E proprio per quest'ultimo motivo le grandi aziende temono regole troppo restrittive che potrebbero rendere il loro lavoro meno redditizio, e per questo stanno facendo molte pressioni sulle istituzioni comunitarie per annacquare il testo.

La ong Corporate Europe Observatory ha puntato il dito contro il gruppo di lobby Copa-Cogeca, che rappresenta le grandi aziende del settore che starebbe, “insieme a giganti dell'industria alimentare e dei pesticidi”, facendo il possibile “per impedire che la riforma della Pac si allinei con la nuova strategia Farm to Fork del Green Deal”.

"La sua segreteria a Bruxelles è attualmente composta da 37 dipendenti. Il Copa e la Cogeca hanno registrato insieme una spesa per le lobby fino a 2,5 milioni di euro nel 2018, secondo il Registro europeo per la trasparenza delle lobby”, ricorda Ceo in un lungo e corposo dossier sulla questione delle lobby e le pressioni sulla riforma della Pac, affermando anche che l'organizzazione “gode di un accesso enorme e privilegiato alle istituzioni dell'Ue”, e riportando un un articolo del dicembre 2019 del New York Times in cui il prestigioso quotidiano statunitense sottolineava che "i leader europei hanno storicamente trattato il Copa-Cogeca non come semplice destinatario di denaro statale, ma come partner nel processo decisionale".

Nel ricostruire poi tutte le azioni compiute dalla lobby negli ultimi anni, il dossier sostiene che “dall'autunno 2019, quando il Green Deal europeo stava prendendo forma, sono stati fatti numerosi tentativi da parte del Copa-Cogeca e dei gruppi di lobby industriali, nonché da attori all'interno delle istituzioni dell'Ue, per cercare di minare la strategia Farm to Fork e la strategia sulla biodiversità”.

E a credere che il testo che arriverà in Aula sia stato troppo condizionato dalle lobby, è addirittura uno dei tre relatori del testo, il socialista Eric Andrieu, che è insoddisfatto dei troppi emendamenti approvati nel corso degli scorsi mesi e con cui spesso non si è trovato d'accordo, e che potrebbe addirittura votare contro al testo finale. “Fin dall'inizio ho considerato cattivo il testo prodotto dalla Commissione europea. L'agricoltura ha davvero bisogno di un cambio di modello. Un cambio nella relazione tra agricoltura ed economia, salute, territori, biodiversità. Tutto questo è rotto. Abbiamo lasciato le chiavi alla chimica e all'industria ", ha accusato l'eurodeputato.

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