Sabato, 19 Giugno 2021
Ambiente&Clima

Il Mar Nero rischia il disastro ecologico a causa della pesca eccessiva

L'allarme degli esperti: "È vicino alla cosiddetta linea rossa, dietro la quale il processo di degrado dell'ecosistema potrebbe diventare irreversibile"

Pescatori nel Mar Nero - foto archivio Ansa ROBERT GHEMENT

La pesca commerciale sta causando sempre più danni ambientali nel Mar Nero, tanto che gli stock ittici di sgombro sono gravemente minacciati, così come tutte le specie di storioni e di aringhe. Tra i mammiferi, la foca monaca è scomparsa e il delfino comune è tra le specie più vulnerabili e quindi a rischio. Questo è il quadro allarmante che viene fuori dal rapporto “Bulgarian fisheries and aquaculture in the Black Sea – economic import, environmental impact and natural factor influence” pubblicato dal Wwf in collaborazione con l'Accademia bulgara delle scienze (Ban). "Il Mar Nero è vicino alla cosiddetta linea rossa, dietro la quale il processo di degrado dell'ecosistema potrebbe diventare irreversibile", ha avvertito la dott.ssa Radoslava Bekova dell'Istituto di oceanologia della Ban e autrice dello studio, aggiungendo che la pesca industriale ha l'impatto maggiore, poiché distrugge direttamente una percentuale significativa delle popolazioni di alcune specie. "Un problema importante è quello della pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, che riduce gli stock ittici, distrugge gli habitat marini, distorce la concorrenza, mette i pescatori in una posizione di svantaggio e indebolisce le comunità costiere", ha spiegato Bekova. 

Questi risultati hanno generato le preoccupazioni anche dell'Ue, tanto che l'eurodeputato bulgaro Ivo Hristov di S&D ha messo in guardia sulla pesca eccessiva nel Mar Nero i suoi colleghi, sottolineando che tutte le specie tranne lo spratto sono a rischio. Per questo a metà maggio, la Commissione per la pesca (PECH) del Parlamento europeo ha adottato una relazione di Hristov su "Sfide e opportunità per il settore della pesca nel Mar Nero". Nella sua analisi, l'europarlamentare sottolinea che gli stock ittici sono sovrasfruttati e chiede che siano intraprese azioni urgenti per affrontare il problema. Inoltre, alludendo alla crescente domanda globale di proteine, ha sostenuto l'introduzione di ulteriori incentivi per la produzione dell'acquacoltura affermato che questa misura ridurrebbe sicuramente la pressione sugli stock ittici selvatici. Hristov ha anche suggerito incentivi per i pescatori su piccola scala per sostenere i loro mezzi di sussistenza e attività che fanno significativamente meno danni rispetto alla pesca industriale. “I piccoli pescatori devono essere trattati individualmente.  Il loro sostentamento è incerto e il loro reddito è inferiore rispetto ad altri settori. Ciò li rende particolarmente vulnerabili a eventi o crisi imprevisti", ha sottolineato l'eurodeputato. 

Secondo i dati dati dello studio oltre il 50% dei fondali sotto i 100 metri di profondità soffre di una significativa abrasione dovuta alla raccolta illegale di specie marine. Rispetto al Mediterraneo – che in passato è stato considerato dall'ONU lo specchio d'acqua più sfruttato al mondo – la situazione nel Mar Nero appare ancora più preoccupante. In Bulgaria è presente meno del 10% delle specie vegetali e animali che vivono nel bacino del Mediterraneo.Queste tendenze preoccupanti vengono confermate anche in un rapporto della Commissione europea del 2015. A quel tempo, i funzionari di Bruxelles avevano notato che il 74% degli stock ittici nel Mar Nero era sovra-sfruttato, completamente sfruttato o distrutto e solo il 17% si era ripreso dopo essere stato danneggiato. Tuttavia, come riporta Euractiv, non sono seguite azioni concrete se non il controllo rigoroso della pesca del rombo chiodato, a causa degli stock limitati. Questo pesce però raggiunge i prezzi più alti tra le specie del Mar Nero e per questo nel 2019 è stato approvato un aumento del 32% del limite di cattura. Questa decisione ha consentito a Bulgaria e Romania di ottenere una quota di 150 tonnellate di rombo chiodato (75 tonnellate ciascuno) per il 2020, quindi un copioso guadagno. Le organizzazioni ambientali come previsto si sono opposte con forza a questa misura. 

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