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Lunedì, 3 Ottobre 2022
Ambiente&Clima

Senza predatori nel Mediterraneo aumentano le meduse. E stanno sterminando acciughe e sardine

Uno studio dell'Istituto Spagnolo di Oceanografia afferma che hanno ridotto del 45% il pesce azzurro, insieme a pesca eccessiva e microplastiche

Non solo pesca eccessiva e microplastiche. Adesso sardine e acciughe, due delle specie più diffuse nel Mediterraneo, devono fare i conti anche con le meduse. Secondo uno studio dell'Istituto spagnolo di oceanografia (Ieo), pubblicato sulla rivista Estuarine, Coastal and Shelf Science, due delle specie più diffuse di pesce azzurro hanno visto ridurre la propria popolazione del 45%, anche a causa dell'aumento della presenza di meduse, facilitato a sua volta dal cambiamento climatico. La ricerca integra un progetto più ampio, finanziato dal Ministero spagnolo della Scienza e dell'Innovazione, che mira a comprendere le diverse ragioni della scomparsa di una vasta parte della popolazione di sardine e acciughe.

L'idea di occuparsi dell'impatto dell'animale planctonico parte da Malaga, dove le acciughe trovano il loro rifugio e che, insieme alle sardine, sono la base della cucina locale. Qui il ricercatore José Carlos Baéz dell'Ieo ha notato la costa popolata da meduse arenate. Un'immagine ricorrente d'estate, ma che in inverno era un'eccezione. Almeno fino a poco tempo fa. Ha intuito fosse un segno dell'aumento della popolazione delle specie nel Mediterraneo, specialmente della cosiddetta medusa garofano (pelagia noctiluca). "La pesca eccessiva dei suoi predatori, come il tonno e il pesce spada, ha favorito il suo sviluppo", afferma Baéz in un'intervista a El Paìs. Così come l'aumento della temperatura del mare, derivante dal cambiamento climatico. La tranquillità dell'ambiente, ha facilita quindi la loro moltiplicazione.

La ricerca ispanica ha avuto un precedente nel Golfo del Bengala, nell'Oceano Indiano, dove lo sconvolgimento dell'ecosistema ha causato anche la proliferazione delle meduse. Il timore è che questo fenomeno si stia ripetendo nel Mediterraneo, grazie a due motivi principali. Il primo è che questi organismi si sviluppano in enormi sciami in prossimità di canyon sottomarini, che sono anche il luogo dove le acciughe depongono le uova, per cui le meduse ne approfittano per ingerirle. "Sono molto voraci", aggiunge Baéz. Siccome ci sono sempre più sciami, la loro incidenza è maggiore. I dati dello studio mostrano che hanno causato una diminuzione del 45% dell'abbondanza di sardine, le cui catture sono diminuite del 10%. Nel caso delle acciughe, diminuite del 42%, le tonnellate pescate si sono ridotte del 63%.

La seconda ragione è che le meduse si nutrono anche di plancton, quindi la loro maggiore presenza rende più difficile l'alimentazione di sardine e acciughe. Ritrovandosi malnutrite, le condizioni fisiche del pesce azzurro peggiorano. Volendo ipotizzare una soluzione, il team di Baéz propone di ricostituire l'ecosistema. Innanzitutto ponendo fine all'eccessivo sfruttamento dei predatori di meduse, come il tonno, gli squali e il pesce spada, e recuperando le popolazioni di tartarughe, golose di questi animali. Ci sarebbe anche da eliminare l'inquinamento e si rende nevcessario esercitare meno pressione con la pesca, permettendo agli stock di sardine e acciughe di recuperare in quantità e qualità. "Storicamente, molti pesci giovani scartati sono stati gettati via, pescati dove è vietato o nei loro vivai, anche se adesso sta accadendo di meno. Sarebbe sufficiente rispettare le leggi", aggiunge la ricercatrice Marta Coll, dell'Istituto delle scienze marine di Barcellona e alla guida del progetto pilota su sardine e acciughe. Le meduse hanno un'influenza negativa generale, poiché lo studio sottolinea che "potrebbero essere un importante inibitore per il recupero delle popolazioni di pesci in ecosistemi impoveriti".

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