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Venerdì, 24 Maggio 2024
Commercio estero

Mercosur, il patto Ue con l'America latina che preoccupa agricoltori e ambientalisti

Nell'Unione europea c'è chi prova ad accelerare l'accordo di libero scambio. I contadini temono competizione eccessiva, gli ecologisti l'ulteriore deforestazione

Si è riacceso in questo periodo il dibattito sul Mercosur, l'accordo di libero scambio che l'Unione europea sta discutendo da diversi anni con quattro paesi dell'America latina, uniti in un'area commerciale unica. La Germania vuole accelerare e per questo motivo il socialista Olaf Sholz è volato in America Latina cercando un compromesso in termini di sostenibilità. La Francia continua a frenare, anche se Emmanuel Macron inizia a valutare delle clausole di reciprocità a tutela degli agricoltori europei che potrebbero convincerlo a siglare l'accordo. E l'Italia? In questi anni la sua posizione è stata altalenante, ma il governo guidato da Giorgia Meloni sembra essere sul punto di ammorbidire le sue posizioni iper-critiche su questo genere di trattati, che continua però a spaventare molti produttori agricoli italiani.

Sostegno teutonico

Possibile coniugare l'intensificazione degli scambi commerciali con la sostenibilità ambientale. Questa la formula promossa dalla coalizione di governo tedesca, che sembra avere fretta di chiudere l'accordo con i Paesi del Sud America. A fare gola sono soprattutto i prodotti agricoli e la carne, che al tempo stesso sono anche la principale fonte di deforestazione, in particolare in Brasile. Dopo la ri-elezione di Luiz Inácio Lula da Silva i negoziati hanno preso un nuovo vigore, visto che sono cadute le pregiudiziali nei confronti dell'esponente di estrema destra Jair Bolsonaro. "Più sostenibilità e rafforzamento strategico delle nostre relazioni commerciali: con l'accordo Mercosur, abbiamo l'opportunità che entrambi vadano di pari passo", ha affermato il ministro dell'agricoltura tedesco Cem Özdemir.

Il capo del dicastero ha viaggiato per sei giorni in America del Sud in compagnia del suo omologo all'economia Robert Habeck, accompagnati da una delegazione di affari. Il cancelliere Olaf Scholz a sua volta aveva visitato la stessa area all'inizio del 2023. Tutti segnali che evidenziano l'urgenza per la Germania di avanzare rapidamente col trattato. Alla televisione tedesca il ministro dell'agricoltura, in quota Verdi, ha anche sottolineato che il progetto di accordo attuale stabilisce quote rigorose per le importazioni agricole nell'Ue. Berlino si dice così convinta che l'impatto sull'agricoltura interna sarebbe minimo. Altri Paesi sono tutt'altro che convinti di questa affermazione.

Opposizione franco-austriaca

In primis a frenare c'è Parigi, che teme ripercussioni sul settore agricolo interno, che potrebbe rimetterci da importazioni di beni alimentari fin troppo convenienti rispetto ai prodotti transalpini. Al salone dell'agricoltura, tenutosi a febbraio a Parigi, Macron si era schierato contro la ripresa dei negoziati senza il rispetto delle "clausole di reciprocità". "Un accordo con i Paesi del continente latinoamericano non è possibile se non rispettano gli accordi di Parigi, come noi, e se non rispettano gli stessi vincoli ambientali e sanitari che noi imponiamo ai nostri produttori", aveva dichiarato il presidente francese.

Posizione ancora più netta quella dell'Austria. Durante il consiglio Agricoltura a Bruxelles di marzo, il ministro Norbert Totschnig ha manifestato il suo dissenso all'accordo. "Non ci sono ancora risposte significative dalla Commissione Ue sui controlli all'importazione o sulle misure di protezione contro le distorsioni della concorrenza", ha dichiarato il titolare del dicastero agricolo, aggiungendo che "c'è anche una mancanza di un'etichettatura di origine Ue completa". Vienna rifiuta quindi l'accordo, critica sull'idea di imporre standard sempre più elevati agli agricoltori europei, per poi importare dall'estero prodotti come carne, soia e zucchero a prezzi inferiori e senza verifiche così stringenti sulla qualità.

Agricoltori in tensione

Le preoccupazioni espresse dall'Austria fanno il pari con quelle delle aziende agricole europee. Con la strategia Farm to fork, che chiede di elevare la qualità degli alimenti e della tutela ecologica, i produttori degli Stati membri si ritroverebbero a concorrere in maniera spietata con grandi esportatori, capaci di offrire cibi a basso costo senza dover aderire agli standard dell'Ue in materia ad esempio di tutela dell'ambiente e del benessere animale. Secondo la Copa-Cogeca, che rappresenta aziende e cooperative agricole, il progetto di accordo attuale non soddisfa, dato che non riesce ad affrontare queste disparità.

Le aperture dell'Italia

Nonostante la grande vicinanza mostrata al mondo agricolo, l'Italia guidata da Giorgia Meloni apre più di uno spiraglio al trattato. Sul Ceta (l'accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada), che un tempo Fratelli d'Italia definiva una "porcata da traditori", il governo ha già cambiato idea. Si prevede a questo punto lo faccia anche in materia di accordi con l'America Latina. "Il Ceta è un vantaggio", ha dichiarato il ministro dell'agricoltura Francesco Lollobrigida, aggiungendo: "Sull’accordo con il Mercosur dobbiamo riflettere con attenzione perché è necessario riuscire a garantire la competitività dei nostri prodotti di qualità". Il capo del dicastero ha poi precisato: “Dobbiamo garantire tenuta e sviluppo alle nostre imprese, con tutta la filiera del lavoro che si portano dietro e su questi dati apriamo una riflessione e un approfondimento". Le affermazioni di Lollobrigida lasciano intuire che sulla decisione non pesa solo il mondo strettamente agricolo, che potrebbe rimetterci. A guadagnarci da acquisti a prezzi ribassati potrebbero esserci altri attori dell'agroalimentare, come le mega-industrie di trasformazione, la grande distribuzione e quella parte di ristorazione meno legata ai prodotti locali e più preoccupata dal massimizzare i profitti.

Cos'è il Mercosur

Il Mercosur è l'acronimo di Mercado unico del sur, il mercato unico dell'America meridionale cui aderiscono quattro Paesi: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Ne fa parte anche il Venezuela, che però risulta al momento sospeso. L'area tocca gli interessi di oltre 290 milioni di persone, di cui una netta maggioranza collocata solo in Brasile, coi suoi oltre 200 milioni di abitanti. Oltre dieci miliardi di dollari gli scambi interni rilevati nel 2010, ma i veri affari avvengono all'esterno, grazie ai rapporti commerciali con Stati Uniti, Cina ed Unione europea. Quest'ultima sta elaborando da anni un trattato che abbassi i dazi doganali, al fine di intensificare gli scambi commerciali con questo gigantesco mercato ricco di materie prime e che potrebbe costituire uno sbocco ulteriore per le aziende europee.

Campi al posto di foreste

In Latino America le critiche principali provengono da piccoli agricoltori ed ambientalisti. "Ogni giorno, enormi aree di foresta, in particolare in Amazzonia, stanno già scomparendo per queste materie prime (carne e soia, ndr). Mantenere questo livello di importazioni avrebbe conseguenze drammatiche, quindi aumentarlo...", hanno scritto gli attivisti di Fern, una Ong ambientalista che sta accompagnando una delegazione latinoamericana in un tour europeo per sensibilizzare cittadini e deputati sul tema. "L'attuale testo, i cui negoziati sono iniziati nel secolo scorso, non risponde agli obiettivi che ci siamo posti con l'Accordo sul clima di Parigi, da un lato, e con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, dall'altro", ha affermato l'eurodeputata belga dei Verdi Saskia Bricmont, dopo aver incontrato alcuni rappresentati della delegazione di agricoltori.

Un incremento degli scambi commerciali rischia di spazzare via le produzioni su piccola scala, dicono gli ambientalisti, minacciando le foreste già sottoposte ad enormi stress. Gli ecosistemi vitali per i popoli indigeni e per l'assorbimento di gas serra potrebbero sparire ancor più rapidamente per lasciare spazio a grandi produzioni agricole destinate a sfamare (anche) i cittadini europei. "Il destino del pianeta e delle popolazioni interessate non può passare in secondo piano rispetto alla volontà di esportare automobili europee in cambio di soia e carne bovina latinoamericana, appropriandosi, a scapito delle esigenze locali, delle materie prime necessarie alla doppia transizione climatica e digitale", ha dichiarato Bricmont, chiedendo una riapertura dei negoziati volta ad un equilibrio migliore del trattato.

Questo articolo è stato integrato in data 31 marzo 2023 alle ore 11:50

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