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Giovedì, 7 Luglio 2022
Ambiente&Clima

"Anche mangiando meno bistecche si resta virili". La provocazione del ministro spagnolo Garzón

Nella penisola iberica, oltre 70 milioni di macellazioni all'anno. In nome del clima, il politico lotta per ridurre il consumo carne, ma lo deridono, soprattutto gli uomini, inclusi quelli del suo governanno

Ritiene che ridurre il consumo di carne sia fondamentale per proteggere la Spagna dagli effetti della crisi climatica. La sua battaglia incontra però numerose resistenze, in particolare, a quanto pare, nell'universo maschile. Alberto Garzòn, ministro del Consumo del governo di sinistra ispanico, sta facendo della tutela dell'ambiente, tramite il cambio delle abitudini alimentari, uno dei suoi cavalli di battaglia. Nel mirino del politico, già professore di economia e coordinatore di Sinistra Unita, ci sono in particolare gli allevamenti intensivi di manzo, diffusi spesso nella aree isolate della penisola iberica, dove è già alto il rischio di desertificazione. "Questi cosiddetti mega-allevamenti non sono affatto sostenibili. Trovano un villaggio in una parte spopolata della Spagna e ci mettono 4.000, 5.000 o 10mila capi di bestiame”, ha affermato Garzòn, sottolineando che: ”Inquinano il suolo, inquinano l'acqua e poi esportano questa carne di scarsa qualità da animali maltrattati".

Il ministro non propone diete a base esclusivamente vegetale, ma invita la popolazione a selezionare meglio i prodotti di derivazione animale e consumarne meno."L'allevamento estensivo è un modo di allevare il bestiame sostenibile dal punto di vista ambientale e che ha molto peso in parti della Spagna come le Asturie, parte della Castilla y León, l'Andalusia e l'Estremadura", ha specificato l'esponente di Sinistra Unita.

Stereotipi di mascolinità

Garzòn ha sottolineato che lo spagnolo medio mangia oltre 1 chilo di carne a settimana, mentre l'agenzia alimentare del Paese raccomanda una porzione ben più limitata: tra i 200 e i 500 grammi. La Spagna vanta inoltre un record, essendo lo Stato dell'Ue che consuma più animali a tavola, macellando ogni anno 70 milioni di maiali, vacche, pecore, capre, cavalli e uccelli, per produrre 7,6 milioni di tonnellate di carne. Abitudini alimentari e imperativi economici stanno interferendo con gli intenti del ministro. E la sua proposta non sta accogliendo i consensi aspettati, neppure nell'ambito della sua stessa coalizione. Persino il primo ministro, il socialista Pedro Sánchez, avrebbe deriso i suggerimenti del collega di governo, dicendo: "Parlando personalmente, una bistecca mediamente cotta è difficile da battere".

A fronte di queste critiche pubbliche, Garzòn ha ribattuto ironicamente: "Provengono soprattutto da uomini che, a quanto pare, sentono che la loro mascolinità sarebbe colpita dal non poter mangiare un pezzo di carne o fare un barbecue". Insomma, a preoccupare gli strenui difensori della bistecca sarebbe il timore di sconfiggere alcuni stereotipi sulla virilità, mentre le donne sembrerebbero molto più aperte al messaggio. Attaccato dall'industria della carne e dai colleghi di partito, Garzòn confida in altri alleati: ecologisti, pediatri, nutrizionisti si sono espressi in suo sostegno. Secondo il ministro, la strada è lunga, ma almeno il primo passo in Spagna è stato fatto: quello di aprire un dibattito che fino a poco fa era un tabù.

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