Sabato, 23 Ottobre 2021
Ambiente&Clima

La mattanza delle balene in Norvegia: 575 uccise in un anno. Il triplo del Giappone

Dopo il massacro di delfini nelle isole Faroe, il Nord Europa è di nuovo il bersaglio delle critiche degli ambientalisti

La caccia alle balene ha causato nell’ultimo secolo la morte di oltre tre milioni di esemplari. Nell’immaginario collettivo il Giappone è il maggiore responsabile della scomparsa di questi giganti marini ma in realtà, contrariamente a quanto ci si aspetti, è la Norvegia a detenere il primato di cetacei uccisi: solo nell’ultimo anno sono stati 575, contro i circa 170 del Paese del Sol Levante.

L’allarme degli animalisti

L’Ong Whale and Dolphin Conservation (Wdc), ha lanciato l’allarme sulla mattanza di balene che è avvenuta quest’anno in Norvegia sottolineando che il numero di esemplari uccisi è stato il più alto degli ultimi cinque anni. Vanessa Williams-Grey, responsabile delle politiche del Wdc ha dichiarato all’Independent che "uccidere centinaia di balene Minke è assolutamente imperdonabile, soprattutto se si considera il ruolo essenziale che svolgono nei nostri oceani” essendo “nostre alleate nella battaglia contro il cambiamento climatico”.

Le associazioni animaliste chiedono che il governo norvegese prenda immediatamente provvedimenti, vietando la caccia di questi animali e creando, come già hanno fatto l’Islanda e la Groenlandia, delle riserve naturali per loro. L’uccisione di questi animali è secondo gli animalisti ancor più ingiustificata se si pensa al fatto che negli ultimi anni l’interesse nei confronti della carne di balena è estremamente diminuito. Secondo un sondaggio solo il due per cento dei norvegesi mangierebbe spesso carne di balena, in diminuzione rispetto al quattro per cento nel 2019, mentre solo il 29 per cento ha detto di averla mangiata almeno una volta nella vita. Il sondaggio ha anche mostrato che i norvegesi sarebbero favorevoli al proibire la caccia in aree importanti per il turismo.

Da parte sua il governo norvegese si difende dicendo che la caccia è strettamente regolamentata e i cetacei sono pescati in “maniera sostenibile”, ha affermato la ministra della Pesca, Odd Emil Ingebrigtsen, aggiungendo poi che la loro carne è “sana e buone da mangiare, e i norvegesi vogliono le balene nel loro piatto”.

Il resto del mondo

La caccia intensiva di questi mammiferi è consentita solamente in Norvegia, Islanda e Giappone. Nel resto del mondo questa pratica è vietata dagli anni ’80 dalla Commissione internazionale per la caccia alle balene (Iwc). I due Stati nordeuropei non hanno ratificato la moratoria del 1986 che vietava la caccia commerciale dei cetacei. In ogni caso le decisioni della Iwc non sono vincolanti per gli Stati che restano sovrani. Tokio invece dopo aver aderito ha poi deciso nel 2018 di uscire dalla commissione, riguadagnando in questo modo la possibilità di riprendere la pesca.

Le balene però non sono in pericolo solamente nelle nazioni in cui la loro caccia è autorizzata, ma anche in altre parti del mondo. Basti pensare al massacro di 1,428 delfini e 53 balene avvenuto la scorsa settimana nelle isole Faroe. L’arcipelago danese è da anni sotto i riflettori degli ambientalisti a cause di queste mattanze, giustificate dagli abitanti in nome della tradizione. Secondo l’Ong Sea Shepherd quello di quest’anno è da considerarsi come “la più grande caccia singola di delfini o balene pilota nella storia delle Faroe, e probabilmente la più grande caccia singola di cetacei mai registrata nel mondo”.

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