Pesca, ambientalisti contro Italia, Francia e Spagna: “Mediterraneo a rischio”

Oceana, ong che si batte per la tutela del mare contro l'overfishing, punta il dito contro il piano approvato dal Parlamento europeo. Su pressione di Roma, Parigi e Madrid

La commissione Pech del Parlamento europeo ha approvato il piano pluriennale della pesca delle specie demersali per il Mediterraneo occidentale. Si tratta di un piano importante, che regolerà le catture (e dunque anche i limiti a esse) di specie che vivono sul fondo marino, come nasello, triglia, scampi e gamberi rossi. Secondo i promotori del testo, le norme approvate garantiranno la protezione degli habitat sensibili e il mantenimento degli stock ittici. Ma gli ambientalisti europei, capeggiati dall'ong internazionale Oceana, che tra i suoi sostenitori vanta vip del calibro di Sting, Barbra Streisand e Miguel Bosé, esprimono forti critiche. E accusano Italia, Spagna e Francia di aver protetto le lobby industriali a scapito della salute del Mediterraneo.

Cosa prevede il testo

Il nuovo piano, che dovrebbe ricevere l'ok definitivo di Strasburgo a marzo, stabilisce una riduzione dello sforzo di pesca, che non potrà superare il 10% nel primo anno e al massimo del 40% in 5 anni. Il piano, secondo quanto comunicato dal Parlamento, interviene anche sulla protezione degli habitat sensibili, la sostenibilità sociale della piccola pesca, la tutela delle specie di maggior interesse biologico e commerciale. L'Italia è il Paese più interessato alle nuove norme, dal momento che ben il 50% della flotta europea del settore sventola la bandiera tricolore. 

L'attacco di Oceana 

Per Nicolas Fournier, responsabile di Oceana Europe, il piano non fa abbastanza contro la pesca eccessiva e il conseguente “rischio di crollo della presenza di pesci nel mare più sovrasfruttato del mondo”. Secondo l'ong, “i governi francese, spagnolo e italiano, sotto la forte influenza delle industrie nazionali della pesca, stanno consentendo la pesca eccessiva, resistendo alla gestione della pesca basata sulla scienza e impedendo lo sviluppo di flotte a basso impatto nella regione. Per completare il quadro, stanno ignorando apertamente la normativa sulla pesca dell'Unione europea”. 

“Le elezioni sono dietro l'angolo – prosegue María José Cornax di Oceana Europe – E oggi più che mai, la scelta di appoggiare la pesca eccessiva è una mossa politicamente vantaggiosa. Ma non assumersi responsabilità è ciò che scatena i disastri ambientali”, conclude.
 

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