Sabato, 18 Settembre 2021
Ambiente&Clima

Dalla Politica agricola Ue 100 miliardi di sussidi per il Clima, ma è stato un fallimento

Duro report della Corte dei conti comunitaria mentre a Bruxelles si cerca un difficile accordo sulla revisione della Pac: "Serve concentrarsi di più sulla riduzione delle emissioni"

L'enorme programma di sussidi dell'Unione europea per l'agricoltura è sicuramente fondamentale per sostenere il settore, ma dal punto di vista ambientale è stato un grande fallimento. Lo afferma un report della Corte dei conti comunitaria secondo cui gli interventi della Pac non sono riusciti finora a frenare le emissioni di gas serra dall'agricoltura, nonostante 100 miliardi di euro di tali sussidi siano etichettati proprio come spesa per il clima dal 2014. Ed è un problema non da poco se si pensa che la produzione alimentare è responsabile del 26 per cento delle emissioni mondiali di gas a effetto serra e l’agricoltura, soprattutto il settore zootecnico, è responsabile della maggior parte di tali emissioni.

Ridurre le emissioni

Quello della Corte è un monito molto severo che arriva proprio mentre i negoziatori dell'Ue questa settimana cercheranno di concordare nuove regole per la Politica agricola comune, il regime di sussidi all'agricoltura che dovrà decidere come spendere 387 miliardi di euro, un terzo del bilancio dell'Unione per il 2021-2027. Uno dei punti chiave, su cui manca l'accordo e che ha creato uno stallo, è se il denaro debba essere legato alla protezione dell'ambiente. “Le nostre constatazioni dovrebbero essere utili per raggiungere l’obiettivo Ue della neutralità climatica entro il 2050. La nuova politica agricola comune deve concentrarsi di più sulla riduzione delle emissioni prodotte dall’agricoltura, deve essere più trasparente e rendere meglio conto del contributo fornito alla mitigazione dei cambiamenti climatici”, ha dichiarato Viorel ?tefan, il membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione.

Limitare i capi di bestiame

Il report ha esaminato se le pratiche per la mitigazione dei cambiamenti climatici sostenute dalla Pac nel periodo 2014-2020 abbiano le potenzialità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra prodotte da tre fonti fondamentali: zootecnia, fertilizzanti chimici e letame e uso dei terreni. Ha analizzato inoltre se la politica abbia incentivato l’adozione di efficaci pratiche di mitigazione meglio che nel periodo precedente. Come spiegano i revisori dei conti un una nota le emissioni prodotte dall’allevamento del bestiame rappresentano circa metà delle emissioni in agricoltura ed è dal 2010 che non diminuiscono. Tali emissioni sono direttamente collegate alle dimensioni delle mandrie, e i bovini ne causano i due terzi. La quota di emissioni riconducibile alla zootecnia aumenta ulteriormente se si tiene conto delle emissioni connesse alla produzione di mangimi animali, comprese le importazioni. La Pac non cerca però di limitare il numero di capi di bestiame, né fornisce incentivi per una loro riduzione, ma le sue misure di mercato includono la promozione dei prodotti di origine animale, il cui consumo non diminuisce dal 2014 e quindi “contribuiscono così a mantenere le emissioni di gas a effetto serra invece che a ridurle”, attaccano i revisori. Le emissioni dovute ai fertilizzanti chimici e al letame, che rappresentano quasi un terzo delle emissioni prodotte dall’agricoltura, sono aumentate tra il 2010 e il 2018.

L'agricoltura di precisione

“La Pac ha sostenuto pratiche che potrebbero ridurre l’uso di fertilizzanti, come l’agricoltura biologica e la coltivazione di legumi da granella”, riconosce lo studio, secondo cui però tali pratiche “non hanno tuttavia un effetto certo sulle emissioni di gas a effetto serra”, mentre i metodi dell’agricoltura di precisione che regolano l’applicazione di fertilizzanti in base alle necessità delle colture, ricevono invece meno finanziamenti. Inoltre, lamentano ancora i revisori, la Pac finanzia pratiche non rispettose dell’ambiente “sovvenzionando, ad esempio, gli agricoltori che coltivano le torbiere drenate, che rappresentano meno del 2 per cento delle superfici agricole dell’Ue ma rilasciano il 20 per cento delle emissioni di gas a effetto serra dell’Ue prodotte dall’agricoltura”. Per la Corte i fondi per lo sviluppo rurale avrebbero potuto essere utilizzati per il ripristino di queste torbiere, ma “ciò è avvenuto di rado”.

Condizionalità

Il sostegno a misure della Pac per il sequestro del carbonio, quali l’imboschimento, i sistemi agroforestali e la conversione di seminativi in prato, non è aumentato rispetto al periodo 2007?2013 e la normativa comunitaria attualmente non applica il principio “chi inquina paga” alle emissioni di gas a effetto serra del settore agricolo. Infine, la Corte ha rilevato che le norme di condizionalità e le misure di sviluppo rurale sono cambiate poco rispetto al periodo precedente, nonostante le maggiori ambizioni dell’UE in materia di clima. Il regime di inverdimento avrebbe dovuto rafforzare la performance ambientale della PAC: invece, non ha incentivato gli agricoltori ad adottare misure efficaci rispettose dell’ambiente, e l’impatto prodotto sul clima è stato marginale.

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