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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Ambiente&Clima

Per salvare le anguille i pescatori olandesi le aiutano a trasferirsi in mare

Bloccate da numerose dighe, non riescono a recarsi in habitat meno inquinati. I Paesi Bassi contribuiscono a farle migrare per evitarne l'estinzione.

Bloccate in habitat inquinati o inadatti, rischiano di morire. La causa sono le barriere che impediscono loro di trasferirsi in luoghi più sicuri. Non parliamo di migranti, ma di anguille. La specie rischia da tempo l'estinzione, dopo aver visto una riduzione del 90% della sua popolazione. La crisi è iniziata negli anni '80, quando l'arrivo delle anguille cieche dall'Atlantico è calato in modo allarmante. Tra le possibili cause potrebbero esserci la pesca industriale aggressiva, la degradazione nei loro habitat, l'inquinamento ed il cambiamento climatico. O più probabilmente un mix di questi fattori. Di sicuro, uno dei problemi di ripopolamento deriva dall'impossibilità per le anguille di muoversi liberamente, come facevano in passato. Le dighe, spesso funzionali alla produzione di energia idroelettrica, impediscono questi passaggi. Le anguille si sono evolute per superare alcuni ostacoli naturali, ma oggi trovano troppi sbarramenti sul loro cammino. Queste barriere influenzano anche il flusso dei fiumi, aumentando l'inquinamento e la tossicità, che indeboliscono ulteriormente la specie. Eric Feunteun, professore di ecologia marina al Mnhn-Dinard, afferma che che l'Europa ha 1,2 milioni di dighe. Quindi una ogni 400 metri di corso d'acqua. "Tutto ciò contribuisce al declino di questa specie che ha bisogno di migrare e di vivere in un flusso d'acqua che non è colpito, capace di offrire un continuum fluviale dalla sorgente al mare", ha dichiarato lo studioso ad Euronews. Per questa ragione, nei Paesi Bassi è stato lanciato “Eel the dyke”, un progetto in cui i pescatori catturano le anguille fuori stagione per rilasciarle dall'altra parte della diga, creando un passaggio sicuro verso il mare. Il lavoro dei pescatori è finanziato dalla Fondazione olandese di commercianti di anguille, agricoltori e pescatori, e dall'industria idroelettrica. In base ai dati della Fondazione, le catture rilasciate sono cresciute di quasi sei volte dal 2013. Questa informazione potrebbe indicare che lo stock di anguille sta gradualmente recuperando terreno. L'Ue ha provato a correre ai ripari nel 2018, quando la Commissione generale per la pesca del Mediterraneo (Cgpm) ha adottato un piano di gestione sull'anguilla nei nostri mari. La misura prevede un fermo pesca di tre mesi nel periodo di migrazione e l'introduzione di zone di restrizione alla pesca per una protezione aggiuntiva. Per migliorare l'impatto, gli Stati membri dell'Ue stanno adottando da qualche anno misure per facilitare appunto la migrazione. Le barriere fluviali sono spesso necessarie per produrre acqua potabile o generare energia, ma possono essere mitigate dai cosiddetti "passaggi per i pesci". Dato che la loro efficacia risulta limitata, i ricercatori suggeriscono l'adozione di misure più radicali, come la breve apertura delle barriere durante i picchi di migrazione.

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