Sovrasfruttamento nel mare di Sicilia, “56 pescherecci con reti a strascico in zone protette”

La denuncia di Oceania che ha monitorato diverse parti del Mediterraneo. Dal 2017 è vietata la pesca in questi luoghi che fungono da vivaio per i giovani naselli e per i gamberi rosa

Il Mediterraneo è uno dei mari più sovrasfruttati del mondo, con l'80% degli stock ittici che vengono pescati. E a quanto pare una delle zone in cui questo sfruttamento è maggiore è la Sicilia. Lo sostiene uno studio della Ong Oceana sui casi di pesca irregolare nelle nostre acque che sarà presentato alla riunione della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM), che si terrà questa settimana a Tirana, in Albania. Lo studio denuncia oltre 14mila ore di pesca apparente ad opera di 56 pescherecci con reti a strascico in tre zone soggette a restrizione dell’attività di pesca nel Canale di Sicilia. Dal 2017 è vietata la pesca a strascico in queste zone che fungono da vivaio per i giovani naselli – la specie più sfruttata del Mediterraneo – e per i gamberi rosa mediterranei.

Meno dell'1% del mare protetto

“Meno dell'1% del Mar Mediterraneo è protetto da zone soggette a restrizione dell’attività di pesca – una superficie corrispondente più o meno alla Sicilia – e sembra che i pescherecci di alcuni Stati mediterranei siano coinvolti nella pesca illegale in queste zone. I dati mostrano che con una migliore applicazione delle norme, ad esempio nell'area adriatica di restrizione della pesca, la tutela di tali zone ecologiche aiuta a ricostituire le popolazioni ittiche sovrasfruttate.” ha dichiarato Nicolas Fournier, Policy Manager di Oceana in Europa.

Le altre violazioni

L'analisi, basata sull'algoritmo di rilevamento della pesca Global Fishing Watch, ha preso in esame i dati relativi all'intero 2018. In totale, Oceana ha computato più di 28mila ore di pesca apparente all'interno di aree protette del Mediterraneo. Potenziali operazioni di pesca non autorizzata sono state osservate anche nelle acque di diversi paesi del Mediterraneo, tra cui Libia (4.400 ore), Tunisia (1.900 ore), Siria (80 ore), Albania (780 ore), Montenegro (1.800 ore) ed Egitto (390 ore).

Manca sistema di monitoraggio

Oceana non è riuscita a verificare se tali attività fossero legali o meno, per via della mancanza di trasparenza sugli accordi di accesso tra paesi, che potrebbero altrimenti fornire informazioni su chi è autorizzato a pescare e dove. La trasparenza, la responsabilità e un sistema di monitoraggio e di sanzioni efficace rappresentano i migliori strumenti per contrastare la pesca INN (illegale, non dichiarata e non regolamentata). Oceana esorta i membri della CGPM a migliorare la trasparenza, anche per quanto riguarda gli accordi di accesso alla pesca, a rafforzare gli obblighi di rendere pubbliche le informazioni sui registri dei pescherecci e a migliorare i sistemi di monitoraggio e di sanzioni, in particolar modo nelle zone di restrizione della pesca.

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