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Martedì, 4 Ottobre 2022
Cambiamenti

Dal pesce scorpione al granchio blu, le specie 'aliene' che finiranno sulle nostre tavole

La commercializzazione diventa l'unica arma per limitare i danni della loro diffusione nel Mediterraneo. La Fao forma i pescatori nella cattura e i consumatori ad apprezzare il loro gusto

Aliene, ma gustose. Le specie marine che si sono introdotte nel Mar Mediterraneo pur essendo provenienti da ecosistemi diversi sono una realtà difficile da arginare. Anziché combatterle, tantovale mangiarle, trasformando un danno potenziale in un'opportunità economica ed ambientale. Stiamo parlando di centinaia di pesci, meduse, gamberi e granchi, che a causa del cambiamento climatico e del processo di tropicalizzazione, che ha incrementato le temperature dell'acqua, sono ormai presenti nei nostri mari.

Si tratta ad esempio del pesce scorpione e di quello coniglio, come pure del granchio blu, una specie ormai molto diffusa in Italia, al punto da pensare di creare una nuova filiera centrata su questo crostaceo. Con il sostegno della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (Gfcm) della Fao, molti Paesi del Bacino del Mediterraneo come Cipro, Egitto, Grecia, Libano, Israele, Siria e Turchia, si stanno dedicando al recupero e al commercio di queste prelibatezze del mare. «Attenuarne l'impatto sugli ecosistemi marini sono attività costose e spesso impossibili e la pesca commerciale si dimostra lo strumento più efficace», dichiara Miguel Bernal del Gfcm.

Nel Mediterraneo sono state individuate oltre mille specie aliene, di cui oltre la metà vive in modo stabile con una tendenza ad aumentare. La soluzione adottata dalla commissione della Fao è stata quella di formare i pescatori a catture nuovi pesci e i consumatori a mangiarli. Nella Turchia sudoccidentale, dove in alcune aree le invasioni possono raggiungere l'80% delle catture, è nato il mercato del pesce scorpione e degli sparidi. Lo stesso avviene in Libano dove sui banchi si trova anche il pesce chimera e la triglia di Forsskal. In Tunisia invece, dove due specie di granchio blu stavano mettendo in pericolo la pesca tradizionale, si è sviluppato un vero proprio business di questo crostaceo.

Questa specie, tra le cento più invasive del Mediterraneo, tollera alte e basse salinità e sopravvive a temperature dai 2 ai 40 gradi. «Nuotatore forte, vorace e veloce, da qui la denominazione commerciale di granchio nuotatore, è in grado di distruggere le reti per sottrarci vongole, cozze, crostacei e pesci», ha dichiarato all'Ansa Vadis Paesanti operatore e vicepresidente di Fedagripesca-Confcooperative Emilia Romagna, «ma sta diventando una risorsa, visto che le sue carni sono sempre più apprezzate e la commercializzazione su ampia scala potrebbe rivelarsi in futuro l'unica arma utile a limitare la sua espansione».

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