"No a fondi Ue per pescherecci", ambientalisti contro Bruxelles. M5s: "Misura giusta"

Quattro ong BirdLife Europe, Bloom, ClientEarth e Seas At Risk hanno lanciato una piattaforma online per sensibilizzare l'opinione pubblica contro la proposta di sovvenzionare la riqualificazione delle imbarcazioni: "Mari a rischio". Ma il Movimento: "Aiuterebbe l'ambiente"

No alle sovvenzioni per la riqualificazione delle imbarcazioni europee. Lo chiedono quattro organizzazione ambientaliste (BirdLife Europe, Bloom, ClientEarth e Seas At Risk), che nei giorni scorsi hanno lanciato una piattaforma online per sensibilizzare l'opinione pubblica contro la proposta dell'Unione europea di prevedere fondi Ue mirati per consentire l'acquisto di nuovi pescherecci.

La misura, sostenuta dagli Stati membri e dal Parlamento europeo, rientra nel nuovo Feamp, il fondo Ue per la pesca, ed è stata accolta con favore dal settore, in particolare dai piccoli pescatori, che hanno più difficoltà a rinnovare attrezzature e mezzi. Ma per gli ambientalisti questi sussidi potrebbero mettere a rischio la sostenibilità dei mari europei. Con "la costruzione di nuovi pescherecci - si legge in un comunicato delle 4 ong, che hanno lanciato un'apposita piattaforma in merito -  la pesca eccessiva nelle acque unionali, e non solo, aumenterebbe drammaticamente". Questo tipo di sussidi, prosegue la nota, erano stati messi "al bando quindici anni fa" e con la loro adozione si ostacolerebbero "tutti gli sforzi internazionali profusi per vietare le sovvenzioni dannose a livello globale". Le risorse, dicono, dovrebbero semmai "soddisfare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite", che raccomandano di assegnare “una generosa fetta del Feamp 2021-2027 […] alla protezione dell’ambiente, alla ricerca, al controllo e alla raccolta dati“.

La battaglia delle ong non convince, pero', larga parte del Parlamento Ue. Compresa l'esponente del Movimento 5 stelle, Rosa D'Amato, di solito vicina alle posizioni di queste organizzazioni. "La piccola pesca ha un impatto sull’ecosistema assai inferiore rispetto alle grandi imbarcazioni industriali e, nonostante impieghi la maggior parte dei pescatori, genera soltanto una parte minima degli introiti totali - premette D'Amato - Tra i problemi maggiori di questo comparto ci sono senza dubbio le condizioni dei pescherecci, che hanno un’età media di 30 anni. Imbarcazioni così datate non solo risultano insufficienti a garantire condizioni di lavoro dignitose ai pescatori, ma sono anche particolarmente inquinanti". Ecco perché al Parlamento europeo, D'Amato sta chiedendo di "assegnare dei fondi Ue mirati alla riqualificazione della flotta della piccola pesca", in modo che "l’acquisto di nuove imbarcazioni incida sulla capacità totale di pesca né violi i limiti alla potenza del motore previsti dalle attuali norme. Come dico sempre, la sostenibilità ambientale puo’ e deve andare di pari passo con la sostenibilità economica dei nostri piccoli pescatori", conclude l'eurodeputata M5s.

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