Nuovi casi di peste suina in Germania, Cia: "Evitare contagio in Italia"

Confermato il focolaio del Brandeburgo. Gli allevatori italiani chiedono più controlli sulle importazioni e soprattutto un piano di contenimento dei cinghiali, veicolo della malattia che colpisce anche i maiali

Cinque nuovi casi di peste suina africana sono stati scoperti in Germania, nel land del Brandeburgo. E adesso gli allevatori italiani chiedono misure urgenti per scongiurare la diffusione della malattia nel nostro Paese (o meglio nelle 19 regioni non colpire, visto che in Sardegna la peste suina è presente dal 1978).

I casi tedeschi al momento sono sei: il primo era stato scoperto qualche giorno fa, sempre nello stesso land, e aveva portato alla decisione della Cina di fermare le importazioni di maiali dalla Germania. La peste suina non è pericolosa per gli esseri umani, ma è letale per i maiali e i cinghiali. La scoperta crea allarme nel settore agricolo, dato che una diffusione della malattia potrebbe causare notevoli danni economici. Dall'autunno 2019 sono stati scoperti diversi casi di peste suina in Polonia occidentale. Altri casi di questa malattia animale erano stati segnalati nel Baltico, in Bulgaria, in Romania e in Belgio, tra gli altri.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Per la Cia, organizzazione che riunisce agricoltori e allevatori italiani, bisogna fare in modo che il nuovo focolaio non si allarghi. Da una parte, dice l'organizzazione, servono verifiche mirate e tempestive, oltre che con controlli intensificati, sulla merce importata e sul flusso di animali vivi (l'Italia ne importa per il 40% e solo in Ue, da Olanda, Francia e Germania). Dall'altra, predisponendo subito azioni efficaci ed efficienti di gestione e contenimento dei cinghiali, al fine di ristabilire il necessario equilibrio tra territorio e pressione faunistica.

Anche per effetto del lockdown, l'Italia conta quasi 2 milioni di cinghiali. "Non aspettiamo che anche questo problema diventi emergenza italiana - dichiara il presidente di Cia, Dino Scanavino - Le istituzioni preposte riprendano definitivamente in mano la legge 157/92 per adeguarla alle esigenze attuali. Serve maggiore coinvolgimento delle associazioni venatorie, non solo con occasioni di formazione e sensibilizzazione sul tema, ma soprattutto con linee guida riguardo lo smaltimento delle carcasse o la creazione di centri di stoccaggio. E' opportuno avvalersi delle guardie forestali per il controllo e il presidio del territorio. Infine - conclude Scanavino - la commissione Ue applichi il principio di regionalizzazione a tutela del commercio internazionale". 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • La misteriosa malattia che sta uccidendo i kiwi italiani

  • È mandorle mania, da 5 anni in Europa l'ingrediente più usato nei nuovi prodotti alimentari

  • Birra e patatine a rischio per il clima, il Belgio in allarme

  • Londra vieta i gruppi di più di sei persone, ma non se si va a caccia

  • "Carne contaminata venduta sul mercato", l'allarme degli ispettori sanitari europei

  • La cannabis no, i grilli sì: il rischio Ue per i cibi alla canapa

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
AgriFoodToday è in caricamento