Cambiamenti climatici e pesticidi riducono il nettare, e le api muoiono di fame

Il fenomeno ha impatti negativi sulle capacità riproduttive, cognitive e di memorizzazione degli insetti che faticano a trovare il nutrimento a causa dell’impoverimento degli habitat naturali

Foto Ansa EPA/ALEXANDER BECHER

I cambiamenti climatici e l'uso massiccio di pesticidi stanno riducendo la produzione di nettare da parte delle piante, creando così problemi per le api che spesso non trovano cibo a sufficienza per l'alveare portando alla morte di molti esemplari.

È l'allarme lanciato dalla startup agritech 3Bee dopo un tour in 16 aziende apistiche e in 13 regioni d’Italia. Il '3Bee on the road' ha dipinto purtroppo un quadro difficile della situazione degli apicoltori e delle api in Italia. Nelle prime due settimane di agosto, il team di 3Bee ha fatto un viaggio lungo 'lo stivale', per dar voce ad alcuni degli apicoltori italiani che hanno installato i sistemi intelligenti di monitoraggio e diagnostica progettati dalla startup.

“Le realtà locali sono in sofferenza. Da nord a sud il grido di allarme è unanime a causa dei cambiamenti climatici e dell’utilizzo massiccio di pesticidi in agricoltura: i fiori hanno meno nettare e quindi le api, che non hanno nutrimento a sufficienza, muoiono sempre più numerose. Questo significa un grave danno anche per la salute dell’ambiente dato che questi insetti impollinatori mantengono la biodiversità ambientale e sono responsabili dell’80% del cibo sulle nostre tavole” ha denunciato il Ceo dell'azienda Niccolò Calandri, che ha incontrato personalmente gli apicoltori e raccolto le loro testimonianze.

L’impiego massiccio di insetticidi e pesticidi hanno impatti negativi sulle capacità riproduttive, cognitive e di memorizzazione delle api, che oltretutto faticano a trovare il nutrimento a causa dell’impoverimento degli habitat naturali dovuto alle pratiche di agricoltura intensiva e ai cambiamenti climatici. Proprio questi ultimi stanno impattano negativamente sulla salute delle api: secondo Coldiretti in Italia ci sono 50 miliardi di api e 1,5 milioni di alveari che continuano a risentire delle variazioni del clima, tanto che quest’anno a seguito di un inverno particolarmente mite (di 1,65 gradi superiore alla media) hanno iniziato a lavorare in anticipo, a febbraio, rischiando di essere sorprese da una gelata.

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“Dalle testimonianze raccolte dai vari apicoltori che abbiamo incontrato, è emerso che quest’anno è stato prodotto dal 30% al 90% di miele in meno rispetto al 2019 che già era stata un’annata particolarmente critica: gli apicoltori, inoltre, pur svolgendo un’attività di interesse nazionale per il mantenimento della biodiversità, hanno scarse garanzie a tutela del loro lavoro e oltretutto sono fortemente minacciati dalla concorrenza del miele di importazione”, ha aggiunto Calandri.

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