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Domenica, 5 Febbraio 2023
Sentenza storica

Pesticidi killer delle api: come un apicoltore ha vinto la sua battaglia contro i produttori

Nonostante l'Ue li abbia vietati a causa degli elevati rischi per gli impollinatori, molti Stati li autorizzano tramite deroghe. Ma la Corte europea ha detto "Stop" alle eccezioni

Un po' di giustizia per le api martoriate dai pesticidi. È giunta a sentenza davanti ai giudici europei la lunga battaglia di un apicoltore belga, stanco di veder spruzzate sui campi in prossimità dei suoi alveari pesticidi vietati dall'Unione europea, ma che il governo del suo Paese ha continuato ad autorizzare tramite molteplici deroghe. La Corte di giustizia dell'Ue gli ha dato ragione, stabilendo che l'escamotage utilizzato dal Belgio non è legale e che i rischi associati a queste sostanze sono tali per salute umana, animale e dell'ambiente da non ammettere eccezioni se non nei casi espressamenti stabiliti dalla legge. La sentenza dovrebbe porre fine ad una pratica abusata da diversi Stati membri, che tendono a ricorrere stabilmente a queste "eccezioni", su pressione di agricoltori e produttori di insetticidi, violando così il diritto europeo.

Tossicità acuta e cronica

L'apicoltore nella sua battaglia è stato supportato da due organizzazioni, la Pesticide Action Network e la sua alleata locale Nature & Progrès Belgium, che nel 2019 hanno fatto causa allo Stato belga per aver concesso esenzioni all'uso sostanze tossiche per le api sulla barbabietola da zucchero. Nello specifico si tratta del thiamethoxam e del clothianidin, due insetticidi del gruppo dei neonicotinoidi utilizzati in agricoltura per il trattamento delle sementi. Inizialmente autorizzati nell'Ue, nel 2018 erano stati sottoposti dalla Commissione europea a restrizioni molto severe a causa degli "elevati rischi acuti e cronici per le api". I pericoli per gli impollinatori provenivano dalle sementi trattate, spesso preventivamente, con prodotti fitosanitari contenenti questi pesticidi, a prescindere dalla presenza o meno degli insetti che questi prodotti sono destinati a eliminare.

Deroghe su deroghe

Tramite due regolamenti attuativi, il governo europeo ha vietato l'immissione sul mercato e l'uso di semi trattati con queste sostanze, prevedendo precise eccezioni. Potevano essere usati solo nella coltivazione in serre permanenti. Nonostante questo quadro così restrittivo, già nell'autunno 2018, a pochi mesi dalla nuova normativa, il governo belga aveva rilasciato per la prima volta sei autorizzazioni per l'uso di prodotti fitosanitari a base di clotianidin e tiametoxam per il trattamento delle sementi di alcune colture, tra cui la barbabietola da zucchero. La deroga era stata sfruttata anche per autorizzare l'immissione in commercio di sementi pre-trattate e la loro semina in piena terra. Fatta la legge trovata la deroga.

Stato di eccezione

Da quando l'Ue ha armonizzato la sua legislazione sui pesticidi, era stata prevista la possibilità di concedere ai propri agricoltori deroghe per l'uso di una sostanza ma solo a determinate condizioni: innanzitutto solo in caso di "emergenza", peraltro in assenza di una ragionevole alternativa, e per un tempo limitato di 120 giorni. Gli Stati membri hanno finito però con l'abusare di un sistema che doveva costituire un'eccezione, ma è diventato la norma: Pesticide action network in un recente studio, ha rivelato che tra il 2019 e il 2022 sono state concesse in totale 236 autorizzazioni di emergenza per 14 sostanze. Ancora peggio se si guarda sul lungo periodo: negli ultimi 6 anni sono state concesse non meno di 3.600 deroghe per l'uso di pesticidi non autorizzati. Oltre alla deroga, accade spesso che i pesticidi si utilizzino anche dopo la scadenza dell'autorizzazione, come denunciato pochi mesi fa da Foodwatch. 

Chi difende i pesticidi vietati

A fronte di questo quadro, i ricorrenti hanno presentato una richiesta al tribunale amministrativo belga per sottoporre una questione pregiudiziale alla Corte di giustizia dell'Ue, in modo tale da ottenere chiarimenti sulle linee guida che i governi devono seguire per ricorrere alle deroghe. Di fronte a quello che è stato reputato un attacco, ai produttori belgi di barbabietola da zucchero si è unita l'industria dei pesticidi/sementi, col supporto di Francia, Ungheria, Finlandia, Grecia e Belgio, tutti intervenuti nel caso per proteggere l'attuale sistema.

La decisione

I giudici del Lussemburgo hanno ammesso che in "circostanze eccezionali" gli Stati possano essere autorizzati all'immissione sul mercato di "prodotti fitosanitari contenenti sostanze che non sono coperte da un regolamento di approvazione". La norma però "non consente loro di derogare ai regolamenti dell'Ue specificamente finalizzati a vietare l'immissione sul mercato e l'uso di sementi trattate con tali prodotti", come per i neonicotinoidi oggetto del caso. La corte ha ricordato inoltre che, pur ammettendo eccezioni per prodotti fitosanitari che non rispettano tutti i criteri richiesti nell'Ue, queste non possono essere invocate per prodotti "contenenti sostanze espressamente proibite". La legge in tali casi non ammettere deroghe a tale divieto.

Pietra miliare

L'interpretazione restrittiva è motivata, scrivono i giudici, dalla finalità di garantire un elevato livello di protezione della salute umana e animale e dell'ambiente, in base al fondamentale "principio di precauzione". Quest'ultimo consente di vietare determinate sostanze o misure, anche quando non si hanno certezze scientifiche al 100%, nei casi in cui il rischio di perdite irreversibili per gli umani e per gli ecosistemi sia troppo elevato. L'organizzazione Pan ha festeggiato su Twitter la vittoria definendola una "pietra miliare" e che la sentenza "metterà fine all'uso dei neonicotinoidi killer delle api". I ricorrenti manifestano però forti dubbi sulle intenzioni delle istituzioni di collaborare. "Durante la procedura, è stato scioccante osservare che la Commissione europea ha continuato a proteggere gli abusi del sistema da parte degli Stati membri", ha commentato Martine Dermine, direttore esecutivo di Pan. "Questo verdetto ci ricorda che le amministrazioni e i politici sono vincolati alla legge, non agli interessi dell'industria dei pesticidi o delle lobby agricole industriali", ha concluso l'esperto.

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