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Giovedì, 26 Maggio 2022
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Cosa dice la nuova proposta di regolamento dell'Ue sui pesticidi

Obiettivi nazionali non potranno essere inferiori al 45%, ma la comparsa di nuovi parassiti può giustificare scappatoie. È quanto emerge da una bozza trapelata dalla Commissione

L'obiettivo della riduzione del 50% di pesticidi nell'Unione europea fissato per il 2030 con la strategia Farm to fork resta vincolante, ma gli Stati membri saranno liberi di fissare i propri obiettivi nazionali. Questo il quadro che emerge da una bozza della Commissione europea, trapelata nei giorni scorsi, sul nuovo regolamento sull'uso dei prodotti fitosanitari. L'adozione della normativa è prevista per il 23 marzo 2022, ma il testo sembra rappresentare un passo indietro rispetto alle ambizioni dichiarate originariamente dall'Ue. Il regolamento andrebbe a completare e potenziare la direttiva, già in vigore dal 2009, sull'uso sostenibile dei pesticidi (Sud).

Dalla bozza, secondo le ricostruzioni fornite dal sito Euractiv che ha potuto visionarla, emergono i seguenti punti:

  • Gli obiettivi saranno legalmente vincolanti a livello Ue, ma gli Stati membri possono deviare dal livello del 50% entro determinati parametri
  • I Paesi, in ogni caso, non possono fissare obiettivi nazionali inferiori al 45%, a meno che non possano dimostrare che il livello scelto è giustificato da fattori quali un cambiamento nel profilo dei parassiti, nel caso ne siano emersi di nuovi
  • I 27 sono anche liberi di fissare obiettivi che vadano oltre quelli stabiliti dal regolamento.

Dal documento si evincono anche alcuni aspetti sulla procedura, che riassumiamo qui:

  • Gli Stati membri devono dapprima comunicare alla Commissione due obiettivi nazionali di riduzione: uno per l'uso e il rischio dei prodotti chimici per la produzione di piante e uno per l'uso dei pesticidi più pericolosi.
  • Questi documenti dovranno essere accompagnati da dati dettagliati, per verificare nel tempo che le condizioni richieste siano state soddisfatte
  • I Paesi dovranno comunicare anche un piano d'azione nazionale, che comprenda gli obiettivi di riduzione e i dettagli dei progressi previsti.
  • Ogni Stato membro si occuperà di pubblicarlo su un sito web, da aggiornare ogni cinque anni
  • La Commissione, una volta ricevuti i piani, esaminerà i due obiettivi nazionali di riduzione, come pure le giustificazioni per eventuali deroghe
  • Nel caso in cui la Commissione non sia soddisfatta degli obiettivi comunicati da un Paese, potrebbe emettere una raccomandazione pubblica, per chiedere di aumentarli
  • Lo Stato membro, a questo punto, può decidere se adeguare o meno gli obiettivi, in base ai suggerimenti della Commissione. Nel caso in cui rifiutasse le raccomandazioni, sarà richiesta una giustificazione per questa scelta.

Tra le principali novità, va sottolineato un ambizioso divieto di tutti i pesticidi chimici nelle aree sensibili, come i parchi pubblici o i giardini, e nelle aree verdi urbane. Allo stesso modo, dovrebbero essere protette in maniera più decisa le aree utilizzate prevalentemente da gruppi vulnerabili. Ove ci sia un'area da trattare con prodotti fitosanitari, dopo aver ricevuto uno specifico permesso, sarà necessario esporre avvisi sul perimetro della zona interessata.

La direttiva sull'uso sostenibile dei pesticidi (Sud), operativa da oltre un decennio, già mirava a ridurre i rischi e l'impatto dell'uso dei pesticidi sulla salute umana e sull'ambiente. La sua scarsa attuazione nella maggior parte degli Stati membri, a causa di piani d'azione nazionali e di un sistema di monitoraggio poco efficaci, ha però spinto i funzionari dell'Ue a concepire strumenti (almeno sulla carta) più vincolanti. Il regolamento andrebbe ad applicarsi direttamente negli Stati membri, senza bisogno di essere recepito da specifiche norme in ciascun Paese. Resta da capire se un sistema flessibile, come quello che emerge dalla bozza, sarà in grado di spezzare la dipendenza dell'agricoltura europea dai pesticidi.

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