"Ue non ha limitato i pericoli dei pesticidi, solo il 3% è a basso rischio", il monito della Corte dei conti

A oltre dieci anni dalla direttiva che avrebbe dovuto renderne più sostenibile l'uso in agricoltura, i fitofarmaci continuano a spopolare nelle campagne europee, pesando su ambiente e salute umana. I dati e i monitoraggi delle autorità pubbliche sono insufficienti

La riduzione dell'uso dei pesticidi dovrebbe essere tra i punti centrali della strategia Farm to fork, ossia il pacchetto di misure con cui la Commissione europea vuole allineare il settore agricolo alla rivoluzione ecologica del Green deal. Ma la strada da fare è tanta e in salita, dal momento che a oggi "i progressi nella misurazione e nella riduzione dei rischi derivanti dall’uso dei pesticidi nell’Ue sono stati limitati". Colpa degli Stati membri, che hanno recepito in ritardo l’insieme delle disposizioni della direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi. Ma anche colpa della stessa Commissione, che non ha monitorato adeguatamente l'applicazione di norme risalenti al lontano  2009. Con il risultato che i fitofarmaci continuano a spopolare nelle campagne. E di questi, solo il 3% sono "a basso rischio". 

La relazione della Corte

E' quanto emerge da una relazione della Corte dei conti Ue, che ha verificato innanzitutto l'attuazione della direttiva europeo del 2009 sull’uso sostenibile dei pesticidi. La direttiva, scrivono i giudici, è stata recepita in ritardo e in diversi casi solo parzialmente dagli Stati membri. Uno dei punti centrali della legge era la cosiddetta l'obbligo della "difesa integrata": prima di ricorrere ai pesticidi, gli agricoltori avrebbero dovuto verificare la possibilità di usare metodi alternativi e meno rischiosi per ambiente e salute, compresa un'adeguata prevenzione. Ma l'obbligo non è stato recepito ovunque e a ogni modo non sembra aver prodotto risultati laddove è stato introdotto.

La difesa integrata

Colpa degli Stati membri ("gli agricoltori sono ancora poco incentivati ad adottare metodi alternativi", rileva la Corte Ue), ma anche della Commissione europea, che "non aveva debitamente verificato la completezza o l’esattezza del recepimento" della direttiva. Oltre al fatto che la stessa direttiva ha dei limiti: "Non sono stabiliti criteri chiari o requisiti specifici che aiutino a rendere esecutivo questo obbligo e a verificarne il rispetto", fanno notare i giudici. Solo dal 2016, dice sempre la Corte, Bruxelles si è attivata per far rispettare gli impegni. Ma le armi della Commissione restano comunque spuntate.

Mancano dati e indicatori

Secondo quanto si legge nella relazione, infatti, l'esecutivo Ue "non ha la possibilità di monitorare con precisione gli effetti o i rischi dovuti all’uso di pesticidi". La Corte ha rilevato che "le statistiche sulle sostanze attive e sul loro uso pubblicate dalla Commissione (Eurostat) non erano abbastanza dettagliate per essere utili. Né i dati forniti dagli Stati membri erano sufficientemente armonizzati o aggiornati. Infine, gli indicatori nazionali per misurare i rischi e l’impatto che alcuni Stati membri hanno pur sviluppato non erano comparabili nell’intera Ue". I tentativi iniziali della Commissione di sviluppare tali indicatori a livello Ue non hanno avuto successo per la mancanza di dati pertinenti. I primi due indicatori di rischio sono stati introdotti solo nel novembre 2019, dieci anni dopo l’adozione della direttiva, e "nessuno dei due tiene conto del modo, del momento e del luogo in cui i pesticidi sono utilizzati. Alla Commissione, pertanto, manca ancora una solida base di dati concreti per stabilire se la direttiva abbia conseguito l’obiettivo dell’Ue di rendere sostenibile l’uso dei pesticidi", conclude la Corte.

Le raccomandazioni 

Lo dimostra indirettamente il fatto che a oggi solo 16 prodotti fitosanitari sui 487 in commercio nell'Ue possono essere categorizzati come "a basso rischio". Per tutte queste ragioni, la Corte raccomanda alla Commissione di riformare la direttiva, migliorare le statistiche sui prodotti fitosanitari e sviluppare migliori indicatori di rischio. Tra i suggerimenti c'è quello di legare l'obbligo della difesa integrata alla concessione dei pagamenti agli agricoltori previsti dalla Pac.

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