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Domenica, 29 Maggio 2022
Ambiente&Clima

L'Olanda ridurrà di un terzo mucche e galline negli allevamenti

Il piano del nuovo governo per abbattere l'inquinamento da azoto, causato dal letame dei 100 milioni di animali. Gli agricoltori protestano: "Mettete a rischio la produzione alimentare"

Ridurre di quasi un terzo gli allevamenti di mucche, maiali e galline. E' questo l'obiettivo del governo dei Paesi Bassi che ha messo in campo un piano da 25 miliardi di euro, che dovrebbe convincere gli allevatori della nazione a rinunciare a parte del loro bestiame. Il paese si trova ad affrontare un sovraccarico di letame, che inquina gli ambienti naturali e produce troppe emissioni. Nonostante la superficie limitata, l'Olanda vanta la più alta densità di bestiame in Europa, battendo da questo punto di vista giganti come la Francia e la Germania. Grazie ad una vastissima produzione di latte ed essendo leader nell'esportazione della carne, è riuscita a guadagnarsi il soprannome di “piccolo Paese che nutre il mondo”. Oggi è arrivato il momento di fare i conti con le conseguenze di una situazione che, da vantaggiosa, si è rivelata pericolosa, almeno per l'ambiente.

Misure su base volontaria

Il programma prevede di convincere gli allevatori, a suon di finanziamenti, a rinunciare ai capi di bestiame per orientarsi verso altri settori. L'altra mossa è spingerli alla conversione ad allevamenti estensivi, con un numero minore di animali su una superficie più vasta. Il piano, il primo del suo genere nel mondo, incontra l'opposizione decisa degli agricoltori, che da anni protestano in strada, contro la prospettiva di una regolamentazione così dura. Oltre a questioni di carattere economico, lamentano il timore di danni permanenti alla produzione alimentare del Paese, qualora troppi allevatori siano costretti ad abbandonare."Non vogliamo che il sistema crolli", ha dichiarato al Guardian l'allevatrice Marije Klever, del sindacato dei giovani agricoltori olandesi, annunciando battaglia dura contro qualsiasi misura non volontaria.

Con oltre 100 milioni di capi, tra bovini, maiali e polli, l'Olanda affronta da anni un problema di sovrapproduzione di letame che, mescolato all'urina, rilascia ammoniaca, un composto dell'azoto. L'eccesso di questo elemento chimico può danneggiare gli habitat naturali, in particolare se entra in contatto coi laghi e con i corsi d'acqua attraverso il deflusso delle fattorie. Nel 2019 il più alto tribunale amministrativo olandese ha stabilito che il governo stava violando la legge dell'Ue, non impegnandosi abbastanza per ridurre l'eccesso di azoto nelle aree naturali vulnerabili, a causa delle attività agricole e industriali. I Paesi Bassi non sono gli unici in Europa a dover affrontare una crisi ambientale legata alle emissioni del bestiame. Gli osservatori suggeriscono che Danimarca, Belgio e Germania potrebbero presto prendere in considerazione una strategia simile.

Le reazioni degli allevatori

Il piano multimiliardario dovrebbe maturare nell'arco di 13 anni. Inizierà come un programma volontario, con una compensazione offerta agli allevatori a cui viene chiesto di uscire dal settore. Gli agricoltori più agguerriti sostengono che accetteranno solo misure volontarie e, in ogni caso, vogliono più tempo per ridurre le emissioni, in attesa che innovazioni tecnologiche riescano a risolvere il problema senza dover rinunciare ai loro capi. "Le automobili erano molto inquinanti, ma hanno avuto la possibilità di renderle meno dannose con l'innovazione. Questo è quello che vogliamo", ha detto la deputata Caroline van der Plas, fondatrice del partito degli agricoltori olandesi BoerBurgerBeweging (Bbb), che gode di ampio sostegno tra gli operatori. Tra questi inizia a trapelare amarezza per la scarsità di prospettive."Per mio figlio, dove può trovare da vivere e sapere cosa sarà permesso tra 10 anni?” si chiede Erik Stegink, un allevatore di maiali a Bathmen, nell'est del paese, che rivendica il ruolo del suo settore: “Siamo conosciuti come i migliori agricoltori del mondo per la nostra innovazione, ma se ci spingete via tutti avremo meno forza innovativa”.

Il piano del governo olandese gode, invece, di un certo consenso nell'ambito di quegli agricoltori che nel tempo si sono già convertiti a quantità e metodi con minor impatto sull'ambiente."Non dobbiamo nutrire il mondo, ma potremmo mostrare come farlo in un modo più sostenibile", ha affermato l'allevatore biologico Jaring Brunia, che nel nord del Paese gestisce una piccola mandria da latte con una vasta area di terreno per il pascolo e lo smaltimento del letame. "Siamo abituati a pompare un sacco di soldi, latte e cacca, ma ciò che è buono per l'economia non è buono per la Terra", ha aggiunto. Alcuni si augurano che il piano sia l'opportunità per un'agricoltura diversa, caratterizzata da un approccio meno intensivo, tenuto conto dell'alta densità di popolazione nei Paesi Bassi. "Noi coltiviamo nei cortili della città e tutto è controllato", ha detto l'allevatrice Heleen Lansink-Marissen."Non possiamo lottare per il passato. Abbiamo bisogno di un piano per il futuro e di come fare soldi attraverso la biodiversità, la compensazione del carbonio e un po' meno latte", ha concluso.

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