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Sabato, 28 Maggio 2022
Ambiente&Clima

I polpi ormai usano i rifiuti come rifugi e nidi per le uova

Inquinamento, turismo selvaggio e pesca eccessiva modificano i loro habitat, privandoli di ripari sicuri. E loro si adattano usando bottiglie in vetro, tappi e altri involucri di plastica, che però sono pericolosi

I polpi, nimali molto intelligenti, sono in grado di adattarsi a circostanze naturali in mutamento, al punto da trasformare le proprie abitudini per sopravvivere anche in un habitat ormai devastato da quantità impressionanti di rifiuti, soprattutto di plastica. E lo hanno fatto al punto tale da trasformare in molti casi questi rifiuti in rifugi e veri e propri nidi per le loro uova. Lo mostra uno studio pubblicato sulla rivista Marine Pollution Bulletin che ha osservato 24 specie di polpi che si rifugiano in vecchie bottiglie o addirittura in batterie usurate, trasportando spesso all’interno della tana tappi di plastica, che ormai fanno costantemente parte del loro ecosistema.

Collaborazione tra scienza e cittadini

I polpi hanno bisogno di ripari sicuri, per proteggersi, riprodursi, deporre le uova e marcare il territorio. Di norma, i loro ambienti preferiti sono grotte, conchiglie, scogliere, ma questi rifugi naturali stanno scarseggiando a causa di cambiamenti climatici, pesca eccessiva e la sottrazione di conchiglie da parte dei turisti. Gli involucri di vetro o plastica abbandonati dagli esseri umani sono adoperati come alternativa ai ripari naturali. Lo studio, condotto dalla University of Rio Grande in Brasile, è un esempio di citizen science, cioè di un “lavoro intrapreso da educatori civici insieme a comunità civili per far progredire la scienza". Tramite questo metodo, l'Università ha raccolto 261 segnalazioni, integrate con immagini fotografiche e video, recuperate dal web o inviate direttamente dai cittadini, in particolare provenienti dall'Asia, nell'arco di tempo tra il 2018 ed il 2021. A contribuire sono stati soprattutto subacquei, sempre più interessati a questi animali. Gli scienziati hanno notato che oltre il 40% delle volte i polpi si rintanavano in oggetti di vetro, nel 24% dei casi si trattava invece di elementi in plastica. In sette casi, si trattava di un rifugio utilizzato da polpi femmina con uova.

Altre forme di interazione

In studi precedenti, sempre relativi all'interazione tra animali e habitat, è stato notato che alcuni sono in grado di coprire volontariamente i loro corpi con materiali, inclusi i rifiuti, presenti nell'ambiente per proteggersi. Ad esempio, uno studio del 2020 ha verificato che il riccio di mare (Lytechinus variegatus) si copre con detriti di plastica e metallo, così come con materiali organici. Secondo gli autori della ricerca questo mimetismo può essere efficace se i rifiuti sono prevalenti negli ambienti bentonici, cioè la parte di fondale abitato dall'insieme degli organismi che vivono in stretto legame con il fondo marino, e che da questo dipendono per quanto riguarda la riproduzione e/o l'alimentazione. Secondo gli studiosi, sebbene le capacità intellettive dei polpi consentano loro di sopravvivere, il rischio per queste specie rimane elevatissimo, considerate le problematiche connesse all’elevata esposizione degli animali ai metalli pesanti o alle sostanze chimiche nocive presenti nei rifiuti. Inoltre, anche se i polpi riescono a convivere con alcuni rifiuti umani, questi restano potenzialmente letali per tantissime altre specie animali, incapaci invece di adattarsi.

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