Venerdì, 30 Luglio 2021
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"No al questionario vegano", gli allevatori italiani contro il sondaggio Ue

Sul suo sito, la Commissione ha chiesto il parere dei cittadini europei sul futuro delle politiche di sostegno al settore agroalimentare. Scatenando le polemiche del comparto zootecnico tricolore. Ecco perché

“Una vigliaccata, un questionario sbagliato perché nella presentazione del documento vengono di fatto suggerite risposte a domande sul ruolo della carne e della sua salubrità che sono ancora oggetto di un grande dibattito in sede Ue”. Giuseppe Pulina, presidente dell'associazione Carni sostenibili e docente di Zootecnica speciale all’Università di Sassari, non frena il suo affondo sul questionario che dal 31 marzo scorso la Commissione europea ha messo online per raccogliere le opinioni dei cittadini sul futuro delle politiche di promozione dell'agricoltura.

Il questionario della discordia

Il questionario, pubblicato nel quadro della revisione delle regole per il futuro della Pac che dovrebbe mirare a una maggiore integrazione tra politica agricola Ue e il Green deal agroalimentare (o Farm to fork che dir si voglia), presenta un preambolo che non è andato giù agli allevatori. In particolare, ai produttori zootecnici italiani non è andato giù il passaggio in cui la Commissione scrive che “la revisione della politica nel 2021 dovrebbe migliorare il suo contributo alla produzione e al consumo sostenibile in linea con il passaggio a una dieta più vegetale, con meno carne rossa e/o lavorata insieme ad altri alimenti legati al rischio di cancro”.

Per Pulina, tale preambolo è scorretto: “Non si può manipolare la volontà dei cittadini in questo modo – controbatte Pulina – Siamo in presenza di un modo subdolo che chiede ai cittadini se sono d’accordo con l’orientamento dei promotori del questionario: un conto è informare il cittadino in maniera obiettiva per raccogliere il suo parere su quel determinato argomento, un altro è chiedergli se il suo pensiero è in linea con chi gli pone le domande. Attraverso i canali ufficiali mi sono già mosso presso le sedi competenti per denunciare questo metodo scorretto”.

"Lobby vogliono affossare carne" 

Sulla stessa linea il presidente di IntercarneItalia, Alessandro De Rocco: “Le domande contenute nel questionario sono fortemente tendenziose e non aiutano il cittadino a fornire risposte obiettive. È evidente che dietro questo tipo di iniziative esistono lobby il cui unico interesse è quello di affossare il comparto della carne bovina.  Come organizzazioni di produttori ci stiamo muovendo con i colleghi europei  per far sentire la nostra voce, consapevoli purtroppo che davanti a noi abbiamo ong molto ben strutturate e dotate di ingenti risorse economiche che stanno portando avanti una campagna basata solamente su convinzioni ideologiche", attacca De Rocco. Che aggiunge: "Non credo che le associazioni animaliste sappiano che i primi a voler assicurare al proprio bestiame le migliori condizioni di benessere animale sono proprio gli allevatori, forse non sanno che negli ultimi 100 anni l’efficienza di una bovina è migliorata del 65% con un indubbio beneficio sia sanitario che ambientale e forse non sono al corrente che proprio grazie alla ruminazione dei bovini l’80% di produzioni vegetali non edibili si trasforma in proteine nobili che ritroviamo nel piatto quando mangiamo carne. Noi chiediamo equilibrio e crediamo che la politica dovrebbe intervenire per evitare una deriva che proprio per i motivi espressi prima rischia di vedere perdenti non solo gli allevatori, ma l’intero ecosistema e soprattutto il consumatore”, conclude.

"No a ideologie animaliste e vegane"

Per Pulina, dietro il presunto attacco al settore zootecnico ci sarebbe un disegno ben preciso per spostare i consumi “verso i polpettoni processati o la carne di laboratorio, facendo riferimento a un finto concetto di sostenibilità che di sostenibile non ha proprio nulla, visto che dietro a questi progetti fintamente democratici esistono investimenti milionari. Si demonizza il consumo delle carni bovine ma ci si dimentica di sottolineare che ogni anno, nel mondo, a causa di forme gastroenteriche muoiono 2 milioni di bambini. La Francia ha recentemente approvato una legge che tutela gli odori di campagna. Direi che è uno splendido esempio di come opinione pubblica e mondo agrozootecnico possono trovare un punto di incontro al di fuori di tutte le ideologie animaliste e vegane che stanno cercando di distruggerci”, conclude.

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