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Venerdì, 31 Marzo 2023
Lo studio

Come le praterie possono aiutarci a ridurre le emissioni di carbonio

Uno studio della Fao mostra come i pascoli aiutino ad immagazzinare carbonio nel suolo. Per funzionare al meglio bisogna però ridurre allevamenti ed agricoltura intensivi

Come sottolineano gli esperti le emissioni di gas serra non vanno solo ridotte nella produzione, ma anche assorbite ed immagazzinate. In questo compito oltre alle foreste un ruolo centrale lo svolgono le praterie, come dimostra uno studio appena pubblicato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per il cibo e l'agricoltura (Fao). L'agenzia ha calcolato come il miglioramento delle pratiche di gestione dei pascoli può aumentare la capacità dei suoli di fungere da pozzi di assorbimento del carbonio, aiutando così i Paesi a raggiungere i loro obiettivi climatici.

Stock variabili

Dopo gli oceani, i suoli sono il secondo più grande serbatoio di carbonio sulla Terra e svolgono un ruolo importante nel cambiamento climatico globale, grazie alla grande quantità attualmente immagazzinata nella materia organica del suolo. La Fao ha perciò misurato per la prima volta gli stock di carbonio organico del suolo (noti come Soc) nelle praterie semi-naturali e in quelle gestite. Ha così stimato il loro "potenziale di sequestro". A livello globale, è stato stimato nel 2010 un assorbimento annuale di 63,5 megatonnellate di carbonio nei terreni erbosi fino a 30 cm di profondità. In media, nel 2010 lo stock di carbonio nei pascoli non migliorati era di 53 tonnellate per ettaro e di 50 tonnellate nei pascoli migliorati. Questi ultimi sono pascoli in cui gli allevatori hanno operato apportando modifiche come recinzioni, abbeveratoi ed altri lavori o pratiche finalizzate a facilitare il lavoro umano ed aumentare il benessere animale.

Il pH dei prati

I maggiori stock di carbonio nei suoli sono stati riscontrati nelle regioni temperate, caratterizzate da bassi tassi di decomposizione e da un'elevata produttività dei pascoli. Gli stock più bassi sono stati invece osservati nei terreni erbosi aridi e semi-aridi. A influire sono innanzitutto le condizioni climatiche, seguite dall'apporto di carbonio al suolo da fonti vegetali e animali e il contenuto di argilla. La stabilizzazione del carbonio dipende anche dalle diverse proprietà del suolo, come il pH, che contribuisce a regolare la disponibilità di nutrienti nel suolo, e le particelle in esso contenute, che proteggono la materia organica dalla mineralizzazione.

Differenze geografiche

Secondo gli esperti della Fao, migliorando le pratiche di gestione dei pascoli si potrebbe ottenere un aumento dello 0,3% del contenuto di carbonio nello strato profondo delle praterie disponibili. In tal modo nell'arco di venti anni si potrebbero sequestrare 0,3 tonnellate di Carbonio per ettaro in più all'anno. Oltre ad un impatto sull'assorbimento delle emissioni, avere pascoli curati significa anche migliorare il benessere degli animali e di conseguenza la qualità del cibo. Per questa ragione gli scienziati sono preoccupati per le perdite subite negli ultimi anni dai suoli a causa del pascolo intensivo del bestiame, di attività agricole ed altre di utilizzo dei terreni votati al sovrasfruttamento degli stessi. Secondo il rapporto, la maggior parte delle praterie del mondo ha un bilancio positivo del carbonio, nel senso che il terreno è stabile o ben mantenuto.

Potenziale inespresso

Ci sono però molte aree del mondo in cui il bilancio è risultato negativo, in particolare in Asia Orientale, America centrale e meridionale e Africa a sud dell'Equatore. Ci sono poi aree che mostrano un elevato potenziale di stoccaggio non ancora sfruttato. Si tratta dell'Africa sub-sahariana e dell'Asia meridionale, che potrebbero raggiungere risultati di stoccaggio pari fino a 0,41 tonnellate di carbonio per ettaro all'anno, seguite da Oceania, Nord America e Asia orientale. A primeggiare in questo momento con la più alta quantità di carbonio stoccato sono la Federazione Russa e le Americhe. I risultati peggiori arrivano invece dall'Europa orientale, che è stata l'unica regione con stock di inferiori a 1 megatonnellata (Mt), mentre le altre regioni variavano da 1,3 Mt dell'Asia meridionale alle 3,5 Mt in Nord America.

Incentivi specifici

Lo studio evidenzia le ragioni del deterioramento. In primo luogo figura la mancanza di appositi incentivi economici per gli agricoltori a migliorare le pratiche di gestione, d'altra parte ci sono difficoltà nel monitorare accuratamente le scorte e le variazioni di carbonio, per cui questi ultimi non vengono inclusi nei piani climatici nazionali noti come Contributi nazionali determinati (Ndc), che sono al centro dell'Accordo di Parigi. Il documento esplora d'altra parte le possibili misure per migliorare le scorte di carbonio nei suoli, come la creazione di giardini di foraggio nei Paesi dell'Africa orientale.

Il contributo dei giardini

In un caso studio si è visto come oltre 40mila piccoli agricoltori in Kenya e Uganda hanno creato giardini con alberi di calliandra, pianta tipica dell'Africa meridionale, come pratica per aumentare la produzione di latte e migliorare la salute delle mucche. Grazie al contributo di queste piante, sono migliorate anche la conservazione del suolo, la ciclicità dei nutrienti e la loro ritenzione. Poco si sa invece sul loro potenziale di sequestro del carbonio nel suolo, ma secondo lo studio la creazione di questi giardini potrebbe aver generato un aumento del carbonio nel suolo di 0,03 tonnellate per ettaro all'anno. Fondamentale, secondo gli autori, migliorare la capacità di calcolo tramite metodi geostatistici e dati più accurati sulle proprietà del suolo, degli animali e della vegetazione e su come interagiscono tra loro. "È fondamentale generare serie di dati locali, specialmente da regioni poco rappresentate (ad esempio, l'Africa), ed esplorare le differenze tra le serie di dati esistenti", avvertono gli esperti.

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