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Foto Ansa EPA/JEAN-CHRISTOPHE BOTT

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Maltempo e siccità causano un'impennata del prezzo del grano

L'alternarsi di condizioni climatiche anomale ha inciso sul raccolto facendo lievitare i costi sia del cereale che dei derivati. L'allarme: rischiamo di tornare ai picchi del 2012

Mentre mercati e investitori tengono d’occhio lo spread, gli analisti dell’agroalimentare si concentrano sul prezzo di un bene che può dirci molto sullo stato di salute delle nostre campagne. La sensibilità del grano nel rilevare i cambiamenti climatici la si nota su un valore inconfutabile, che lascia poco spazio alle interpretazioni: le quantità raccolte e dunque il prezzo di vendita. Secondo un'analisi del Wall Street Journal, il prezzo del grano potrebbe aumentare fino a raggiungere i livelli massimi dal 2012. La causa di questo irregolare andamento di mercato sarebbe da ricollegare allo sbalzo climatico avvenuto durante l’estate torrida, in forte contrasto coi fenomeni di maltempo che si sono verificati durante lo scorso inverno.

Secondo le stime del ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti, la produzione di grano crollerà a livello mondiale da 758 milioni di tonnellate ottenute dalla raccolta 2017/18 a 730 milioni del periodo in corso (2018/19). Il Wall Street Journal riporta anche le preoccupazioni degli analisti del settore cerealicolo, i quali avvertono che “ogni ulteriore calo delle forniture potrebbe condurre il mercato in condizioni di grossa scarsità di offerta” e dunque al contagio di aumento di prezzi in tutti i prodotti derivati, inclusi la pasta e il pane. La produzione di grano sarebbe più contenuta rispetto alle attese in aree sparse su tutto il pianeta, dall’Europa all’Australia, dall’America settentrionale alla Russia e al Pakistan. Il Canada, ad esempio, ha già rivisto al ribasso le stime di produzione di 300mila tonnellate, rispetto ai 30,3 milioni di tonnellate previsti solo nel luglio scorso.

L’atteso e naturale calo delle temperature successivo a un’estate così siccitosa e torrida potrebbe avere l’effetto, secondo gli esperti del settore, di aggravare ulteriormente le condizioni del futuro raccolto, già messo a dura prova dalle alte temperature.

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