La produzione di carne consuma troppa acqua? Una bufala

Secondo alcuni ricercatori l'affermazione è fuorviante in quanto si parla di acqua da evapotraspirazione che altrimenti non sarebbe usata certo per il consumo umano

L'idea secondo cui gli allevamenti di animali avrebbero un forte impatto ambientale a causa dell'elevato consumo di acqua potrebbe non essere vera, o almeno non del tutto. Lo afferma Jean-Louis Peyraud, vicedirettore scientifico dell'Istituto nazionale francese per la ricerca agricola (INRA) e presidente della European Platform Animal Task Force, una partnership pubblico privata per la promozione di allevamenti sostenibili e competitivi, di cui fa parte in Italia il Crea.

L'evapotraspirazione

Il professore, intervistato da Euractiv, ha affermato che a volte “c'è una sorta di incomprensione della realtà”, ad esempio quando si afferma “che occorrono 15mila litri di acqua per produrre 1 chilogrammo di carne”. Questa proporzione, sostiene, “non è sbagliata, ma dobbiamo considerare che il 95-96% di questa acqua è solo evapotraspirazione dalle piante. Quindi, è l'acqua piovana altrimenti utilizzata per pulire gli edifici, non per il consumo umano”.

Interessi economici

Questo fraintendimento “a volte è pura interpretazione errata, a volte serve a spingere un interesse economico o sociale”, ritene Peyraud che spiega: “È vero che il bestiame ha alcuni impatti negativi in termini di emissione di gas serra, ma le persone del movimento vegano usano questa argomentazione per spingere la loro filosofia contro l'uccisione di animali per la carne perché ritengono che l'uomo e gli animali siano allo stesso livello”.

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Allevamenti intensivi

Il professore ritiene che gli allevamenti intensivi abbiamo un impatto climatico ma che comunque siano purtroppo una necessità dei nostri tempi, in quanto quelli estensivi, con gli animali allo stato brado o semi-brado, non possono essere fatti in tutti i Paesi. “L'allevamento intensivo solleva più problemi rispetto a quello estensivo”, ma “è grazie all'intensificazione dell'agricoltura che molte persone ora possono mangiare carne e latticini a un prezzo ragionevole”. E inoltre, aggiunge, “in alcuni Paesi, specialmente nel nord Europa, non c'è molto spazio per il sistema estensivo, in quanto non c'è abbastanza terra”, e questo “è un problema politico ed economico, perciò dobbiamo pensare al futuro del bestiame tenendo presente che abbiamo una grande diversità in Europa”.

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