Giovedì, 23 Settembre 2021
Ambiente&Clima

In Italia nasce la prima rete nazionale per l'agrivoltaico sostenibile

Impianti fotovoltaici possono essere installati su serre e anche in alcuni campi in cui può essere utile dell'ombra. In questo modo si fa un uso più intelligente dello spazio

Una rete italiana aperta a imprese, istituzioni, università e associazioni di categoria per promuovere l'Agricoltaico sostenibile, che consente di produrre energia elettrica da fotovoltaico e, al tempo stesso, di coltivare i terreni. È l'iniziativa coordinata dall'Enea a cui hanno aderito diversi enti e associazioni tra cui Confagricoltura, Legambiente e Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza.

L'obiettivo del network è di arrivare alla definizione di un quadro metodologico e normativo, di linee guida per la progettazione e valutazione degli impianti, di strumenti di supporto ai decisori e di contribuire alla diffusione di conoscenze e promuovere le eccellenze italiane nei settori delle nuove tecnologie per l'energia rinnovabile, dell'agricoltura e del paesaggio. A livello operativo, Enea ha costituito un'apposita task force multidisciplinare nell'ambito di due dipartimenti, 'Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili' e 'Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali', con la possibilità di utilizzare laboratori, infrastrutture e professionalità pluriennali nei settori delle tecnologie green e dell'agroindustria. "La specificità dei contesti urbani italiani e il limitato potenziale di integrazione del fotovoltaico negli edifici, ma anche le incertezze legate al cambiamento di uso del suolo e alla trasformazione del paesaggio bloccano le autorizzazioni”, rimarca Ezio Terzini, responsabile divisione Enea di Fotovoltaico e Smart Devices. “I sistemi agrivoltaici possono quindi rappresentare una valida risposta e per incoraggiarne la diffusione è necessario sviluppare soluzioni tecnologiche innovative e criteri di progettazione e valutazione delle prestazioni degli impianti", ha aggiunto Terzini.

Secondo uno studio Enea-Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, pubblicato sulla rivista scientifica Applied Energy, le prestazioni economiche e ambientali degli impianti agrivoltaici sono simili a quelli degli impianti fotovoltaici a terra, soprattutto se si utilizzano tensostrutture per limitare l'impiego di acciaio e cemento: il costo dell'energia elettrica prodotta risulta essere di circa 9 centesimi di euro per kWh, mentre le emissioni di gas serra ammontano a circa 20 g di CO2eq per megajoule di elettricità. "Ma i valori aggiunti sono rilevanti, in quanto alcune tipologie di installazioni agrivoltaiche (ad esempio pannelli a 5 metri di altezza, ricorso a tensostrutture) incidono in misura relativamente limitata sul consumo di suolo rispetto agli impianti a terra e, in specifiche condizioni ambientali come gli stress idrici, possono permettere di conseguire un aumento della resa di alcune colture in quanto l'ombra generata dagli impianti agrivoltaici, se ben calibrata, riduce la temperatura del suolo, e il fabbisogno idrico delle colture”, ha sottolineato Alessandro Agostini, ricercatore Enea della Divisione Produzione, Storage e Utilizzo dell'Energia, e tra gli autori dello studio. Per il ricercatore “in specifici contesti, l'agrivoltaico può contribuire ad aumentare la resilienza del settore agroalimentare rispetto agli impatti del cambiamento climatico e contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030".

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