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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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I salmoni di allevamento stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza di quelli selvatici

Negli ultimi 40 anni la loro presenza nell’Atlantico è dimezzata, e il futuro degli esemplari "sembra piuttosto cupo"

I salmoni d'allevamento, o meglio le tecniche di allevamento intensivo messe in atto da noi umani, stanno mettendo in pericolo l'esistenza di quelli selvatici. Questo percé gli esemplari provenienti dall’acquacoltura e quelli non nativi di una determinata zona dove invece vengono allevati per il nostro consumo, portano ad un aumento dei parassiti nei mari che mettono a repentaglio la vita dei pesci autoctoni e contribuiscono all'aumento esponenziale dei pidocchi del salmone, presenti naturalmente nei mari, che si nutrono dello strato mucoso e della pelle di questi animali, rendendoli più suscettibili alle infermità e malattie.

“I salmoni d'allevamento fuggiti possono servire da vettore di malattie e parassiti per le popolazioni di salmonidi selvatici e indebolire l'integrità genetica delle popolazioni", ha detto al Guardian Vedeler Nilsen, un consigliere del ministero dell'ambiente della Norvegia, dove il problema è particolarmente grave. "I salmoni d'allevamento sono allevati con caratteristiche favorevoli all'acquacoltura, come la crescita veloce e la maturazione tardiva, ma nel processo perdono altre proprietà. Quando un salmone scappato si riproduce con le popolazioni selvatiche, la prole potrebbe avere una minore possibilità di sopravvivenza a causa del suo genotipo", ha aggiunto.

Negli ultimi 40 anni la loro presenza nell’Atlantico è dimezzata, secondo i dati della North Atlantic Salmon Conservation Organization si è passati da otto milioni di esemplari negli anni 80 a 3 milioni oggi, di questa moria sono responsabili, oltre che gli allevamenti, la pesca eccessiva e la distruzione degli habitat causato dalla costruzione di centrali idroelettriche.

Recentemento uno studio del governo scozzese ha sottolineato i pericoli dell'acquacoltura per i salmoni selvatici, causati dagli incroci e dall'aumento dei parassiti. E proprio epr evitare questi pericoli la Norvegia ha deciso investire 15 milioni di corone (1,5 milioni di euro) per installare trappole fluviali nella regione più settentrionale del paese, Finnmark, e ha disposto che le zone in cui vi sono gli allevamenti vengano recintati entro il 2030 per evitare che i pesci possano muoversi liberamente nelle acque ed entrare in contatto con quelli selvatici. Il Paese scandinavo ha deciso di implementare interventi a lungo termine, come l'aumento del numero di banche genetiche dell’animale che possono essere successivamente utilizzate per ristabilire le popolazioni. In Norvegia, che è anche il più grande produttore di salmone d'allevamento del mondo, il problema della riduzione delle specie selvatiche è principalmente imputabile all’acquacoltura e non alla pesca, dato che quest’ultima è fortemente regolamentata.

Secondo Andrew Graham-Stewart, il direttore di Salmon and Trout Conservation, un ente di beneficenza che si batte per una regolamentazione più severa delle colture ittiche nel Regno Unito, anche la Scozia deve adottare al più presto dei provvedimenti in quanto “il futuro del salmone selvatico nelle Highlands occidentali e nelle isole sembra piuttosto cupo, a meno che il governo scozzese non inizi ad agire per proteggerlo", aggiungendo che “l'industria non si muoverà verso il contenimento stretto perché ha pochi incentivi per farlo".

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