Sicurezza alimentare, l'allerta della Corte dei conti Ue: "Controlli carenti su additivi ed enzimi"

L'audit condotto in alcuni Paesi, tra cui l'Italia. Per i giudici contabili, il sistema dei test è sottoposto a "forte pressione": troppe verifiche in capo alle sole autorità pubbliche

Il sistema europeo di controlli sugli alimenti è un punto di riferimento in tutto il mondo. Ma tra quanto prevedono le leggi e l'applicazione concreta delle verifiche ci sono numerose carenze e problematiche. A partire dal fatto che sono pressoché assenti i controlli su aromi, enzimi e integratori alimentari "sia per i prodotti di origine animale, sia per quelli di origine non-animale". Inoltre, "gli alimenti di origine animale vengono raramente controllati in relazione agli additivi" e ad alcuni "antiparassitari e contaminanti". Lo scrive la Corte dei conti dell'Unione europea, in un documento in cui analizza lo stato della sicurezza alimentare in alcuni Paesi, tra cui l'Italia.

Sistema a forte pressione

Secondo la Corte, i consumatori europei beneficiano di un elevato livello di protezione ma la vastità della normativa se da un lato è una garanzia, dall'altro rende difficile la sua piena applicazione. Il problema principale, secondo i giudici contabili Ue, è che le autorità pubbliche non hanno forze a sufficienza per effettuare tutti i test necessari per assicurare una vigilanza capillare del gigantesco mercato agroalimentare europeo. Ecco perché scrivono che il sistema dei controlli è sottoposto a "forte pressione".

In alcuni Stati membri, i controlli per alcuni gruppi di sostanze chimiche sono più frequenti che per altri e il relativo quadro normativo è talmente esteso che le autorità pubbliche trovano difficile adempiere a tutti i propri compiti. A giudizio della Corte, "i controlli eseguiti da organismi pubblici possono costituire solo una piccola parte di tutti i controlli effettuati e la credibilità del modello Ue può essere preservata al meglio affiancando ai sistemi di controllo pubblici quelli del settore privato. Tuttavia, solo di recente si è iniziato ad esplorare le sinergie tra i due sistemi".

L'audit è stato condotto in Italia, Olanda e Slovenia e conferma che il nostro Paese è tra quelli che esegue il più alto numero di controlli, soprattutto su residui di antiparassitari e di medicinali veterinari. Ma esistono sostanze, come enzimi o additivi, su cui i test effettuati sono nulli o pochissimi e questo non trova giustificazione nelle analisi del rischio a livello nazionale.

I residui degli antiparassitari

Inoltre, l'Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare che fornisce consulenza scientifica per la definizione delle politiche europee, "ha accumulato un arretrato di lavoro in relazione alle sostanze chimiche. Ciò incide negativamente sul corretto funzionamento di parti del sistema e sulla sostenibilità del modello nel suo insieme". L'esempio che fa la Corte è quello della presenza di determinati antiparassitari nei prodotti importati dall'Ue: l'Efsa ne ha limitato l'uso nell'Ue sulla base di criteri di pericolo, ma questo non avviene fuori dai confini dell'Unione. Il risultato è che alcuni residui di tali antiparassitari possono finire nei prodotti che gli europei consumano dal momento che non esiste un limite specifico su questi residui. 

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